Ricominciamo, ogni giorno.

La voce degli alunni Rubriche Senza categoria
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Arrivo quindici minuti prima dell’inizio della mia lezione, per stare un poco con loro, per conoscerli meglio, capire le loro dinamiche di gruppo e poi, per essere onesto fino in fondo con me stesso, perché per me è un piacere stare con loro. È il primo anno che sono il loro maestro e desidero conoscerli sempre di più, ogni attimo “rubato” è, in realtà, prezioso per la didattica, per le lezioni con loro, per pensare e calibrare le strategie. Il lavoro del docente, in particolare l’Idr, è una vocazione ed una missione, si dà anche quando non è richiesto, ti arricchisce dentro…

Arrivo, quindi, appena suona la campanella della ricreazione, anche se la mia  lezione inizierà  dopo e potrei attenderli direttamente in classe. Mentre entri a scuola, la prima cosa che ti assale è l’odore, così  particolare per ogni grado di scuola: ognuno ha il proprio! Alla primaria è un profumo di “didattica” sudata, di colori, di giochi, di schede, di merende e libri. Realtà e sogni, fantasia e possibilità. L’oggi ha un’estensione temporale quasi infinita, ti senti addosso l’emozione di qualcosa di nuovo che accade ogni giorno. Non esiste la monotonia e la ripetitività. Ci si  muove in un mondo che si rinnova in ogni istante, in cui ogni attimo è diverso da  quello passato e da quello che verrà.

Mi dirigo verso il cortile perché, visto la giornata piena di sole, è lì che faranno la ricreazione. Mentre sto andando verso la porta che dà sul cortile, si sente la “carica”: un “boato” inequivocabile di bambini che corrono,  parlano e molti (ahimè) gridano  verso ciò che appare loro come la libertà più bella che possa esistere: la ricreazione in giardino! Molti mi passano davanti e salutano… arrivano anche le altre colleghe… nel giro di pochi secondi, tutto si riempie di colori, merende, voci… la loro gioia, ma anche quella delle colleghe, si materializza, fino al punto da poterla quasi toccare e pesare…

«C’è il maestro, c’è il  maestro!!…» sento dire da alcuni alunni della 5B. La mia classe “terribile”. Quella più indisciplinata, ma con i voti più alti. È così bello vederli sorridere sotto il sole.

Arriva  di corsa da me una delegazione di questa quinta, composta da Armando, Gaia ed Aurora.

«Dobbiamo parlarti, maestro! È successa una cosa!», mi dicono all’unisono. Chiedo loro che cosa e mi spiegano, accalorati, che forse salteranno la gita, perché sono stati “ingiustamente” puniti dalla collega prevalente. Gli dico di continuare a fare la ricreazione tranquilli, che ne parleremo in classe. Se ne vanno contenti, dicono agli altri compagni che dopo il maestro li ascolterà.

«Quinta B, quinta B!!!», la ricreazione è terminata, li richiamo per andare in classe. Questa volta accorrono subito e quasi silenziosi, si capisce che è successo qualcosa di molto serio per loro. Arriviamo in classe, attendo senza fretta che si sistemino. Nel frattempo, sposto la cattedra di lato e posiziono la  mia sedia al centro, in modo da essere visto da tutti. 

«Buongiorno a tutti», esordisco «eccoci qua, che cosa è successo?». Cercano di parlare tutti assieme, voci concitate che si accavallano. Ricordo loro di alzare la mano per parlare. La alzano tutti! Li rassicuro, parlerete tutti! Qualcuno mi chiede “e la lezione?”. Rispondo che la lezione è questa…

Stabiliamo di iniziare dalla mia sinistra, due minuti ciascuno. Comincia Armando, che è un po’  il diplomatico e portavoce della classe. Li ascolto per 40 minuti, intervengo solo per dare la parola ad ognuno di loro. È il momento più importante, quello dell’ascolto! Farli sentire accolti, ascoltati…

Quello che emerge dai loro concitati racconti è che rischiano di non andare in gita se non cambieranno comportamento, se non si dimostreranno essere più disciplinati. Quello che, in realtà, pesa loro è di essere ormai etichettati come la “peggiore classe”. Lo sentono in maniera irreversibile.

Quando l’ultimo alunno termina di parlare, faccio una sintesi di quello che hanno detto. Gli faccio presente che è giusto sanzionare un comportamento indisciplinato. A proposito, ricordo loro che anche con me all’inizio dell’anno hanno avuto delle difficoltà disciplinari e che abbiamo dovuto scrivere le “tre regole d’oro” di comportamento sul cartellone. Le abbiamo stabilite e condivise assieme. Ritenute necessarie. Ricordandogli quell’esperienza, riflettono che è giusta la richiesta che gli è stata fatta dalla collega, in fondo, quelle regole le abbiamo stabilite e ritenute giuste tutti assieme! Valgono in generale, per ogni materia. Ciò che gli pesa è il non vedere la via d’uscita. Sentirsi etichettati e condannati. Dobbiamo arrivare assieme alla soluzione, per essere veramente efficace, non posso imporla dall’alto.

Chiedo, allora, alla classe: «Che cosa possiamo e vogliamo fare, davanti a questa situazione?». 

Cala il silenzio, si guardano tra loro. È Benedetta che pronuncia la parola magica: R I C O M I N C I A MO. 

Tutta la classe si trova d’accordo, ecco la via d’uscita: ricominciare! davanti agli errori, alle cadute si può sempre ricominciare, ogni giorno. È un’esplosione di gioia…

«Maestro,  possiamo scrivere alla lavagna?», mi chiedono da più parti. 

Alcuni iniziano a disegnare e a colorare la parola alla lavagna, altri su fogli in bianco. Accoglieranno così  la maestra che tra poco arriverà. Per un po’ sicuramente si comporteranno bene, poi magari riprenderanno col loro solito comportamento, ma quello a cui sono arrivati oggi non potranno mai dimenticarlo: se lo si vuole davvero, è  sempre possibile ricominciare. 

Suona la campanella, per oggi la nostra lezione è terminata.

Emanuele Cheloni

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