Voi non avete prezzo

Feritoie Rubriche

Il 6 ottobre scorso ho avuto modo di essere nell’aula Paolo VI e ascoltare Papa Francesco, in occasione di un incontro all’interno del percorso del Sinodo dei giovani.

Innanzitutto, voglio subito condividere il fatto che, a quell’evento, non sono andato da solo, ma insieme ad altri giovani studenti della Pastorale Universitaria della nostra Diocesi. Non è una semplice nota di cronaca, poiché l’andarci insieme per lo stesso scopo ha aiutato a dare il clima della nostra partecipazione e del nostro ascolto.

Mi piace spesso ripetere che i due avverbi che aiutano a comprendere l’esperienza cristiana siano “ancora” e “insieme”, cioè due avverbi che hanno segnato la vita di Gesù con chi incontrava e che, mi pare, segnano anche il nostro percorso diocesano dell’accompagnare e del discernere. “Ancora” e “insieme” hanno quindi scandito il modo del nostro essere lì e il modo di porre attenzione alle testimonianze e alle parole del Papa.

Le testimonianze di alcuni giovani hanno lasciato una traccia profonda in noi, traccia che ancora ci obbliga a riflettere e ci spinge ad uscire dalla propria comodità per andare a incontrare gli altri senza paura e con fiducia. Ascoltando, infatti, racconti di giovani che hanno avuto problemi con diversi tipi di dipendenze pesanti, abbiamo compreso che siamo chiamati, proprio come faceva Gesù, a seminare motivi di speranza laddove ci sono seri e validi motivi di disperazione e, il primo motivo di speranza è l’annuncio “Gesù Cristo ha dato la vita per te!”, come ci ricorda sempre il nostro Vescovo Marcello.

A tal proposito, non posso dimenticare alcune parole pronunciate da Francesco: «[…] voi, giovani, ragazzi e ragazze, voi non avete prezzo! Non siete merce all’asta! Per favore, non lasciatevi comprare, non lasciatevi sedurre, non lasciatevi schiavizzare dalle colonizzazioni ideologiche che ci mettono idee nella testa e alla fine diventiamo schiavi, dipendenti, falliti nella vita. Voi non avete prezzo: questo dovete ripetervelo sempre: io non sono all’asta, non ho prezzo. Io sono libero, sono libera! Innamoratevi di questa libertà, che è quella che offre Gesù».

Noi non siamo all’asta, ma siamo chiamati e siamo destinati a prendere parte a una storia di amore che Dio vuole vivere con noi. Mi sembra bello ricordarci che siamo sempre chiamati a entrare e a costruire una storia di amore, poiché non si tratta affatto di colonizzare spazi e persone, ma di permettere che ogni giovane e ogni persona possa avere l’occasione di posare il proprio capo sul petto di Gesù, come il discepolo Giovanni e, così, come lui, sentirsi ripetere ancora oggi: “sei il discepolo che amo”.

Uscendo dall’aula ci siamo sentiti investiti di questo compito e di questa missione, poiché, come ha scritto Pavel A. Florenskij: «Toccare con mano Dio: se questo è possibile, penso che lo sia attraverso l’animo di un altro, di un Amico». Noi desideriamo essere, nell’ambiente dove viviamo, quell’animo che conduce all’Amico.

Quelli della Past. Univ.

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