Cinema Multiplex di Pomezia, 5 dicembre 2018.
150 studenti delle ultime classi del Liceo artistico e linguistico “Pablo Picasso” incontrano Agnese, figlia di Aldo Moro, lo statista ucciso dalle Brigate Rosse il 9 maggio 1978.

L’iniziativa, promossa dall’Ufficio per l’educazione, la scuola e l’insegnamento di religione cattolica della diocesi vede la collaborazione tra i dipartimenti di religione e di storia e filosofia del liceo, in cui opera un team di docenti sensibili, dinamici e aperti che si rivela ampiamente vincente sulle attuali sfide educative, per la capacità di porsi accanto ai ragazzi a partire dall’esigenza di accompagnare i processi di crescita, prima ancora che trasmettere nozioni e competenze.
L’attesa tra i ragazzi è palpabile. Si sono documentati e preparati seriamente a questo incontro: non riescono a spiegarsi come sia possibile perdonare dopo una tragedia come quella vissuta da Agnese Moro e dalla sua famiglia.
Il dialogo è preceduto dalla visione del docu-film “Aldo Moro il professore”, diretto da Francesco Miccichè e interpretato da Sergio Castellitto, tratto dall’omonimo libro del giornalista Giorgio Balzoni. L’evento, che dà il via alle iniziative della Settimana dell’educazione, proposta annuale della diocesi di Albano giunta alla sua VI edizione, che mette al centro agenzie educative e tematiche giovanili, vede anche la presenza, per nulla scontata, né formale del dott. Gildo De Angelis, Direttore dell’Ufficio Scolastico Regionale del Lazio.
Il tema di quest’anno, FATTI PER BRILLARE, per i ragazzi della Secondaria di II grado si declina tra ferite e feritoie, ombre che possono trasformarsi in luci, errori che possono diventare altrettanti percorsi di crescita. E la faticosa esperienza di perdono di Agnese Moro è particolarmente significativa in tal senso.
Si arriva all’una senza esserci resi di aver trascorso un’intera mattinata fatta di ascolto attento, carico d’interrogativi, di silenzi colmi di vita, di emozioni forti e lacrime furtive, ricacciate indietro prima ancora di rigare i volti, di sguardi penetranti ed intensi. Ore in cui l’empatia è scorsa ininterrottamente, potente e serena, tra questi ragazzi della generazione millennial e la figlia di uno dei migliori uomini politici che l’Italia abbia avuto, smentendo i soliti luoghi comuni sui ragazzi d’oggi.
A conferma del fatto che quando si parla al cuore e le parole fluiscono schiette e serene da ferite ancora aperte divenute feritoiedi luce e di speranza, i giovani ci stanno, sanno capire, si aprono, si sintonizzano spontaneamente, accolgono, solidarizzano e condividono. Fanno mille domande, ma senza curiosità, dimostrando grande rispetto e voglia di capire, mettendo in atto una notevole capacità critica, senza eccessi ma anche senza sconti.
Generazioni in ascolto di un passato delicato e complesso della nostra Italia su cui permane una coltre pesante di giustizia non fatta, di scelte istituzionali ancora tutte da chiarire. Eppure Agnese Moro ha testimoniato, con tutta la sua umanità di donna e di figlia, che la vita può continuare a fiorire se si lascia spazio alla fede, consentendo al dolore di andare oltre l’odio, la rabbia, gli abbandoni, le follie del potere, per aprirsi alla speranza di un futuro migliore: scritto da giovani come quelli di stamani.
la direttrice dell’Ufficio
