Settimana Dell’Educazione: Evento Conclusivo Per La Secondaria Di primo Grado

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Pomezia – sala rionale Colle Fiorito, 21 aprile 2018

Ho ancora nella mente i volti degli alunni delle scuole superiori che ho incontrato ieri all’evento conclusivo della Settimana dell’Educazione al Meucci di Aprilia, e siamo già al secondo evento. Oggi tocca alla secondaria di primo grado.

Da Albano a Pomezia il tratto è breve, se lo percorri alle due di sabato pomeriggio. In pochi minuti, infatti, sono al quartiere di Colle Fiorito, un rione di palazzoni di recente costruzione, alla periferia di Pomezia, nella zona in cui dicono sia sbarcato Enea, ma il caldo e l’orario non mi facilitano particolari rimembranze epiche.

Incontro due ragazzini e chiedo dove sia la sala dell’evento, mi rispondono rapidi e acerbi, come la loro età, che sono nel posto giusto, mentre mi piazzano sul petto un post-it colorato, servirà dopo per una dinamica di risonanza, mi spiegano rapidamente.

Stavolta non siamo in una scuola e il fatto mi colpisce. Mi sembra strano partecipare a uno spettacolo per adolescenti dentro una sala di quartiere dove di solito si parla di affari, questioni di condominio, problematiche legate al territorio. Eppure, anche qui è tutto pronto: le sedie ben allineate, alcuni genitori già seduti, in trepida e mal celata attesa di vedere i loro figli in azione; due alunni al computer per la proiezione dei lavori risultati vincitori, altri tre alla sequela della prof., insicuri ed emozionati: devono esporsi e parlare, sono i conduttori.

Ben presto la tensione si scioglie, basta un applauso, poche parole, rapide e concentrate di Elisa, la prof. di Religione, che danno sicurezza, incoraggiano i ragazzi e si parte. Calcano la scena due alunne di Nettuno con una breve danza ben calibrata e sicura; segue un ragazzo di Pomezia, anche lui propone un freestyle intenso e vigoroso, con un atteggiamento che s’impone per esattezza e decisione di movimenti.

Incantano i membri del “coro ingrato”: una polifonia di voci, la maggior parte insegnanti delle scuole del litorale pometino, che rapiscono tutti, ragazzi e adulti. Passano da brani rinascimentali a spirituals e canzoni popolari; il tutto adeguatamente spiegato dalla direttrice del coro, una docente di musica che ci accompagna con bravura e stile nella comprensione dei singoli brani proposti. Si arriva così velocemente, tra una parola e l’altra, alla premiazione dei vincitori. I ragazzi salgono sul palco con timidezza, quasi impacciati: a questa età si fatica a mettersi in mostra, si ha bisogno del gruppo, e allora li vedi appoggiarsi l’uno all’altra, si sostengono alla prof., vogliono apparire grandi e fanno tanta tenerezza. In realtà, stanno crescendo, non sono più bambini ma stentano ancora a definirsi e anche noi adulti fatichiamo tanto a capirli, accompagnarli con discrezione, aiutarli a divenire autonomi senza opprimerli o lasciarli andare. È difficile nella fase dell’adolescenza stare accanto ai ragazzi, fare gradualmente piccoli passi indietro lasciando che maturino e rimanendo tuttavia sempre alle spalle; a volte non ci si capisce mentre si ha tanto bisogno di dirsele certe cose, di ascoltarsi, confrontarsi.

Cogliamo l’occasione e proviamo a far parlare il cuore, a dialogare, a dircele le difficoltà che ci attraversano. Parliamo di patto infranto fra scuola, famiglia e chiesa, di adulti non sempre consapevoli, di genitori a volte in panne di fronte a ragazzi che hanno troppa fretta, che vorrebbero bruciare le tappe, che …

Al termine dell’evento, dopo che i ragazzi sono stati premiati e alcuni hanno detto grazie alla loro prof. con un mazzo di tulipani gialli, a microfoni spenti molti genitori e insegnanti si avvicinano, si fermano ancora a parlare con me, hanno bisogno di scambiare esperienze, di essere ascoltati. Alcuni ringraziano e hanno gli occhi lucidi, mentre i loro figli, quegli adolescenti spesso silenziosi e incomprensibili, rimettono a posto le sedie prima di un ultimo saluto furtivo e intimamente grato.

(riflessioni a caldo della direttrice Gloria  Conti)

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