Un nuovo inizio: la nuova umanità

Attimi di Parola Rubriche

“Anche se «la malvagità degli uomini era grande sulla terra» (Gen 6,5) e Dio «si pentì di aver fatto l’uomo sulla terra» (Gen 6,6), tuttavia, attraver­so Noè, che si conservava ancora integro e giusto, Dio ha deciso di aprire una via di salvezza. In tal modo ha dato all’umanità la possibilità di un nuovo inizio.”

(Papa Francesco, Laudato si’, II, 71)

 

“Entrate nel sepolcro, videro un giovane (νεανίσκοςneanískos)”(Mc 16,5)

“Avvento” (lat.adventus, dal verbo ad-venire«arrivare»), tempo di attesa, preparazione alla venuta del Signore nella storia, nella ‘nostra storia’, in Gesù, che non lambisce e non si tiene a distanza, ma attraversa l’umanità, assumendola su di sé in pienezza: è un nuovo inizio, è la nuova umanità ri-creata. Il vangelo secondo Marco non racconta il mistero del Natale, non presenta cioè scene della nascita di Gesù, come si ha invece nella redazione matteana e lucana, ma dispone una “fine” che è un “inizio”. L’epilogo marciano riprende i fili narrativi precedentemente tracciati: ricompaiono le donne nominate e le indicazioni temporali vengono enfatizzate (16,1-2). La scena finale viene contrassegnata da una certa parsimonia della presenza degli attori, a differenza dei paralleli sinottici. La presenza di Dio viene rappresentata dalla sua azione: la pietra rotolata via e Gesù risuscitato. Nel racconto marciano, nella sua versione originale più antica, che termina al v. 8,  il Signore risorto non ha per traccia narrativa che l’assenza del corpo di Gesù. Le donne, entrate nel sepolcro, vedono solo un neanískos, un giovane, vestito, la cui identità non viene però precisata. Nella riflessione esegetica sono state avanzate diverse interpretazioni plausibili di questa particolare figura, tutte molto interessanti: un puntatore narrativo, cioè il neanískos personificherebbe la voce del narratore implicito che guida il lettore; oppure è l’immagine del discepolo trasformato nello spazio della ripresa (segnalato dall’indicazione simbolica della veste bianca), che ricerca una nuova presenza di Gesù, non più nel corpo fisico, ma in un rinnovato ascolto della sua Parola. Questo personaggio anonimo riporta l’attenzione alla crocifissione e morte: “Voi cercate Gesù nazareno, il crocifisso” (16,6), in cui il nome proprio “Gesù” è collocato, anche sintatticamente, nel punto di massima enfasi. Il motivo del sepolcro viene ripreso non più dal narratore, ma dallo stesso giovane (“Ecco il luogo dove l’avevano posto”), per far trasparire, di chiara luce, l’altrove della risurrezione. Il discorso del neanískos si chiude (16,7) richiamando la profezia di Gesù (14,28), mentre la fuga finale delle donne (16,8) riecheggia quella di tutti (14,50) e del giovane nudo: “Allora tutti lo abbandonarono e fuggirono. Lo seguiva però un giovane (νεανίσκοςneanískos), che aveva addosso soltanto un lenzuolo, e lo afferrarono. Ma egli, lasciato cadere il lenzuolo, fuggì via nudo” (14,51-52). All’inizio del racconto della passione, il vangelo secondo Marco riporta questo breve e curioso episodio che, fin dal periodo patristico, ha attirato l’attenzione di molti commentatori della Scrittura. Chi è questo “giovane” definito in greco neanískos? Che cosa vuole comunicarci l’evangelista, raccontando una simile scena? Qualche esegeta definisce tale quadretto narrativo la firma stessa di Marco: forse quel giovane è il futuro discepolo ed evangelista Marco? Perché poi tanta insistenza sull’abbigliamento sommario del giovane e sulla sua nudità? Un vero enigma… La soluzione emerge dal contesto stesso in cui l’episodio è inserito: il racconto della passione, morte e risurrezione di Gesù. L’evangelista Marco investe i testi veterotestamentari, in particolare la domanda e la supplica dei Salmi, con la luce della risurrezione. La paura ha connotato altresì la vicenda di Gesù nel Getsemani, di fronte al palesarsi della possibilità della morte, e il silenzio di Dio ha avvolto il suo morire: ora, paura e silenzio vengono oltrepassati dall’agire di Dio, che nel Crocifisso-Risorto diviene realtà di vita e di sequela ristabilita. Dentro il sepolcro avviene l’incontro con un giovane uomo: il cammino che egli indica, ai personaggi e al lettore, è la via di uscita dalla morte, fuori dal sepolcro, ma, allo stesso tempo, visualizza l’uscita dalla fuga (14,50-52) se, nel sepolcro vuoto, si accetta il cammino tracciato in Mc 16,7: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”. La risurrezione rappresenta la risposta all’ultima domanda di Gesù e agli interrogativi del lettore. L’espressione “vi precede” (16,7) indica quel cammino che il sepolcro non può ostacolare: è dunque raffigurata la nuova creazione, la nuova umanità.

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