Chi ci farà rotolare via la paura?

Attimi di Parola Rubriche

“La domenica è il giorno della Risurrezione, il «pri­mo giorno»della nuova creazione, la cui primizia è l’umanità risorta del Signore, garanzia della tra­sfigurazione finale di tutta la realtà creata” (Papa Francesco, Laudato si’, VI, 237)

È Pasqua! Immergiamoci e lasciamoci condurre dal racconto dell’evangelista Marco:

Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungerlo. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”(Mc 16,1-7)

Nell’atto del suo consegnarsi, Gesù s’inserisce e accetta totalmente il medesimo cammino degli uomini (giusti, innocenti, profeti) perseguitati dai loro nemici, indicando l’interpretazione degli eventi con questo specifico modello. L’arresto di Gesù segna difatti lo spartiacque narrativo: nella prima parte Gesù rivela il sensodella consegna(il dono di se stesso), soprattutto nella scena dell’ultima cena; nella seconda viene narrata la conseguenza di tale consegna e cioè la sua morte. La morte in croce diviene così il dono estremodi Gesù e tutto il racconto va riletto all’interno di quest’orizzonte di donazione, che rivela la sua identità. Essere Figliosignifica attendersi tutto dal Padre: nel rimettersi a Lui, Gesù esprime la sua figliolanza ed è proprio il suo consegnarsi alla morte che “dimostra” il suo essere Figlio di Dio. Egli inserisce la mortenel piano di Dio, mentre per il salmista la morte significa lontananza, assenza di Dio. Le ultime ore della vita del protagonista, narrate con i Salmi, quali espressione dell’umanità, portano a compimento il piano di Dio: consegnandosi ai discepoli e ai nemici, Gesù si consegna a Dio stesso, operando il passaggio dalla supplica dei Salmi all’accoglienza del Suo Volere (14,36). Il ‘darsi’ del protagonista si contrappone al ‘prendere’ degli antagonisti: dopo che i nemici hanno preso possesso di Gesù, si dà inizio infatti al compimento delle Scritture. Nella sua morte è lo stesso Gesù che, citando un Salmo (“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”), riassorbe in sé l’esperienza umana (15,34), che riemerge poi nella successiva dichiarazione del centurione (15,39). In definitiva è la morte stessa di Gesù ad interpellare direttamente Dio, rappresentando, pertanto, il compimento delle Scritture: causata dalla violenza, ma iscritta, allo stesso tempo, nel piano di Dio, la morte di Gesù non è segno di maledizione (Dt 21,23), ma, piuttosto, di rivelazione.

L’agire di Gesù, conseguenza del suo discernimento, rende visibile il medesimo agire di Dio, che, essendo Padre, dona la vita. Anche nell’epilogo del racconto le parole del giovane, che sta dentro il sepolcro, indicano il compimento del cammino di Gesù, confermando le sue parole (16,7), le quali, a loro volta, riconfermano Dio come Padre nella risurrezione del suo Figlio (14,28). Il silenzio del Padre non è negazione della propria identità, ma ne è attestazione definitiva attraverso le ultime parole del Figlio. L’espressione “Dio mio” (15,34)è collocata al centro della strategia globale ed è lo stesso lettore che, per inferenza, constatando avvenuta la risurrezione di Gesù (16,6), qualifica questo Dio come Padre. Dio rispondealla domanda di Gesù con la risurrezione, portando a compimento il suo piano: si mostra così essere Padrenella modalità di datore di vita. L’intera storia di Gesù è dunque anche la risposta alle domande dei Salmi: annunciare il vangelo significa proclamare che quel Gesù, che muore in quel modo, è il Crocifisso Risorto che ci precede. I motivi salmici rimandano continuamente al modus agendidi Dio, il quale è quindi intrinsecamente aperto alla prospettiva che supera gli eventi di violenza, sofferenza e morte: dinamica assunta e narrata teologicamente, quale evangelo della morte e risurrezione di Gesù di Nazareth, Messia, Figlio di Dio.

(Franco De Carlo)

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