Dov’è finita l’alleanza scuola-famiglia?

Alleanze educative Rubriche

Che le cose siano cambiate, è sotto gli occhi di tutti, ma non a tutti sfuggeche il deterioramento dei rapporti si sia lentamente e inesorabilmente consumato già a partire dagli anni ’80. Nell’immaginario collettivo e fino allacontestazioneesplosa nel ’68, la Scuola era considerata il tempio del sapere e l’autorevolezza dell’Istituzione non era stata minimamente messa in discussione prima di allora. La stessa “bocciatura” (escludendo i casi limite), veniva accettata dalle famiglie e considerata un rimedio per colmare le lacune:nella prevalenza dei casi la lezionesi dimostrava efficace.

Ricordo ancora quegli anni. Interminabili riunioni sindacali, interminabili corsi di aggiornamento, interminabili discussioni dentro e fuori le aule contro le “gerarchie del potere”.

Tralasciando tutto quello che in seguito si è verificato dal punto di vista storico, sociale, politico e pedagogico a seguito dell’entrata in vigore dei Decreti Delegati, un fatto è certo: è cambiata la società, sono cambiati i modi di dialogare con la scuola, è cambiata la preparazione che la vecchia scuola era in grado di fornire ai suoi alunni. Si è così formata la generazione dei padri e delle madri che hanno il compito di educare gli scolari e gli studenti di oggi. Ma cosa c’entrano le Riforme con il rapporto Scuola-Famiglia?

A mio parere l’argomento va affrontato su due fronti:

  • l’adeguamento dei programmi ministeriali alle modedella società, senza una seria riforma delle modalità di reclutamento dei docenti, ha impoverito la cultura, avvicinandola sempre più a quel pressappochismo che è poi diventato un costume calzato ad hocsu tutta la popolazione scolastica e, di conseguenza, sulla Società. Il docente, da semplice strumento di applicazione dei canoni d’insegnamento precostituiti, diventa un operatore culturale– come afferma Franco Frabboni – ma con quali competenze? – aggiungo io.
  • La famiglia ha mutato e continua a mutare la sua fisionomia con una costante trasformazione e sovrapposizione di ruoli (da patriarcale a matriarcale, da ristretta ad allargata) lasciandosi coinvolgere dagli effetti della rivoluzione industriale. A sua volta la scuola ha dovuto necessariamente inserirsi in questo processo di cambiamento ricorrendo a nuove strategie di integrazione e offrendo alla famiglia stessa un ruolo più incisivo nel percorso scolastico del minore.

Già dal lontano 2003, con la legge 53 abbiamo assistito a un lento spostamento dell’asse culturale: da una scuola, fino allora chiamata ad offrire una omogenea formazione a tutti, ad una scuola che modella l’offerta formativa sul singolo allievo. Tale cambiamento di rotta richiede una formazione continua dei docenti e, perché no, un maggiore e più consapevole coinvolgimento delle famiglienell’iter scolastico dei figli. La “Buona Scuola” sta tentando di fare la sua parte, anche se molto spesso, per una serie di motivi che esulano da questa sede, non ottiene risultati sufficienti; ma la famiglia? Forse il punto è proprio questo! Che significa: “Consapevole coinvolgimento delle famiglie nell’iter scolastico dei figli”?  

È fuori dubbio che l’insegnante conosce meglio i suoi alunni se si confronta spesso con i suoi genitori. Oggi, però, alla luce di quanto riportano le cronache, il confronto troppo spesso si sta consumando a suon di pugni e spedizioni punitive a danno dei docenti poco “flessibili”.

Per economia di spazio, devo concludere, ma non mi sento di condannare chi vede la storica  “alleanza Scuola –Famiglia” come una pericolosa “ingerenza” nel processo educativo del futuro cittadino, a meno che non si apra un sereno confronto sulle reciproche aspettative. Ed allora – per usare un lessico tanto caro ai sindacalisti -: apriamo un tavoloe cominciamo a discutere, magari litigando, ma consapevoli che al centro delle nostre dispute ci sono loro: i nostri figli.

(Anna Maria Bruno)

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