Aprilia – Liceo A. Meucci, 20 aprile 2018
È un venerdì mattina di sole che si preannuncia caldo fin dalle prime ore. Sembrerebbe un giorno d’estate, se non fosse che siamo solo al 20 aprile di una primavera ritardataria e capricciosa.
Scendo dalla macchina, al cancello d’ingresso del “Meucci” di Aprilia mi attende allegra e festosa la prof.ssa Zoppi. Accanto a lei due ragazzi con maglietta nera, logo e scritta della scuola, precisi come un orologio svizzero registrano le presenze. Sorridono accoglienti, ma è subito chiaro che sono pienamente compresi del loro ruolo.
Poco dopo arriva Emanuele, un aspirante Idr venuto per partecipare all’evento conclusivo della Settimana dell’Educazione per le scuole superiori; si presenta ma non risulta prenotato sui fogli dei ragazzi. Intervengo prontamente: – è un nostro supplente, ragazzi, garantisco io – e loro, cordiali e imperterriti: – è che non ci risulta; sa, dobbiamo stare attenti, è per la sicurezza!
Chiarita la questione, percorriamo pochi metri sul vialetto di cemento che conduce all’Auditorium, in questo breve tratto incontriamo altri due “punti di registrazione” con altrettanti ragazzi che si assicurano con garbo circa la nostra identità e presenza. Il tutto in un’atmosfera serena, espansiva e amichevole che in pochi passi ha già creato l’ambiente dei momenti importanti.
Entriamo e la platea è già piena, colma di studenti venuti dalle varie scuole superiori del territorio. Non mi sembra vero che siano così tanti! Sono tutti seduti, tranquilli, parlottano tra loro, salutano, sorridono ma senza chiasso, non c’è il solito vociare, la caciara che annuncia la presenza di ragazzi in loco. Mi sembra di scivolare pacatamente su una sorta di red carpet invisibile mentre raggiungo il palco; è tutto pronto. Mi vengono incontro gli insegnanti, si presentano Lorenzo e Matteo, i due giovani conduttori dell’evento che si rivelano subito perfettamente a loro agio nella loro funzione, pochi minuti e si da inizio allo spettacolo perché nel frattempo è arrivato anche il Vescovo.
Apre la dirigente del Liceo Meucci, prof.ssa Laura De Angelis. Poche parole, mirate ed essenziali, un intervento breve e intenso concluso con un rapido cenno alla gioia, un flash che da tono e qualità al momento. Se non fosse per quel tocco di finezza ed eleganza che la contraddistinguono, l’avrei scambiata per una delle studentesse, tanto è giovane, semplice e genuina.
Matteo e Lorenzo riprendono in mano la situazione, si alternano nelle presentazioni con abilità e disinvoltura; si susseguono varie esibizioni dei ragazzi; anche i conduttori mostrano il loro talento con il ballo e la proiezione di un cortometraggio fuori concorso, quindi, con semplicità invitano il Vescovo a salire sul palco per parlare agli studenti.
E il Vescovo sta perfettamente al gioco. Appare subito inserito e coinvolto nel clima; parla di discernimento a partire da ciò che i ragazzi hanno presentato, dai loro lavori, dalle abilità dimostrate; usa un linguaggio piano, semplice e chiaro che arriva dritto al cuore e colpisce nel segno. Descrive con poche parole la figura impacciata di don Abbondio nel romanzo del Manzoni, sottolineando le due dita infilate prima nel breviario e poi nel colletto, di fronte ai bravi; quindi, arriva a dire che per discernere non basta solo la testa, non si può essere discernenti se non si è anche desideranti, come a dire che in fondo, il discernimento è un atto d’amore che ha bisogno di passione e coinvolgimento. I ragazzi ascoltano con attenzione, accolgono e applaudono. Si sentono capiti e considerati.
Continuano le presentazioni dei dieci lavori finalisti, e si arriva al voto. Sì perché è il pubblico a scegliere i tre vincitori della quinta edizione della Settimana dell’Educazione“Mo ‘ndo vado?”. Sembra di stare in televisione: stesso linguaggio usato per il televoto, non fa una piega.
Nel frattempo ci intrattengono i ragazzi e le ragazze con le loro voci stupende, balli e movimenti da artisti, suoni e musica assolutamente adeguati.
Mi colpisce e quasi mi commuove l’immagine del docente di matematica, seduto alla chitarra mentre accompagna con delicatezza e affetto una delle sue alunne che si esibisce nel canto. Mi richiama spontaneamente la figura dell’accompagnatore che affianca, sta vicino, ma non invade, c’è ma non ruba la scena. È la metafora di ciò che vorremmo fossero la scuola, la famiglia, la Chiesa.
Questi ragazzi votano senza lasciarsi condizionare da campanilismi o appartenenze d’istituto. Scelgono con oggettività e libertà, dimostrandoci di essere molto meglio di tanti adulti, già sufficientemente maturi, capaci di distinguere e optare senza parzialità.
I premi sono piccole somme di denaro offerte da sponsor che vogliono restare anonimi perché il bene si fa e non si sbandiera; li consegniamo agli IDR di riferimento che provvederanno a pagare ciò che gli alunni sceglieranno: buoni da spendere in libri, tecnologia o viaggi.
Si conclude così una mattinata bellissima, vissuta con serietà e leggerezza, impegno e creatività. Gli studenti man mano scemano con i loro insegnanti, giocosi e tranquilli come non ci aspetteremmo, specialmente di questi tempi in cui tutti i media non fanno che rimbalzare notizie di atti di bullismo e violenza su compagni e docenti. Aprilia oggi sembra davvero un altro mondo. Una sorta di piccolo mondo antico o il desiderio di quanto tutti auspichiamo che la scuola e la società tornino a essere?
Ci penso e rifletto mentre mi avvio alla macchina per tornare ad Albano … chissà?
Probabilmente, anzi, sicuramente, gli insegnanti di Religione e non solo, direi tutte le comunità educanti, del Liceo Meucci e degli istituti superiori che hanno partecipato al nostro concorso, hanno contribuito a fare la differenza. Sì, è proprio così: dietro a questi ragazzi, normali e comuni come tutti i ragazzi e le ragazze d’oggi, ci sono i professori, i dirigenti, le famiglie. Adulti significativi che faticano, ci mettono la faccia e non solo nell’accompagnare e avviare questi figli con serietà e impegno verso la vita adulta.
È la storia della goccia nell’oceano: uno sprazzo di positività in un mare di complessità e brutture. Ma se questa goccia non ci fosse l’oceano sarebbe più povero. E anche noi.
(riflessioni a caldo della direttrice Gloria Conti)


































