La mia riflessione nasce dall’esperienza quotidiana con i bambini. Anche se ne incontro tanti durante la settimana, il rito di quando entro in una classe è sempre lo stesso: tutti, tranne alcuni molto timidi che vorrebbero farlo ma non riescono, vengono verso di me e vogliono raccontarmi le loro esperienze, l’entusiasmo che vedo suoi loro volti è comune a tutti. Emerge chiaramente la loro voglia di essere ascoltati, che per loro vuol dire che tu li devi guardare direttamente negli occhi e stare in silenzio. Capita a proposito in questo caso una frase di Goethe: “Parlare è una necessità, ascoltare è un’arte”. La questione che interpella noi insegnati e gli educatori in genere è saper coltivare quest’arte, ma anche saperla trasmettere e insegnarla.
A volte succede che tutti vogliano parlare nello stesso momento, senza ascoltare ciò che vuole dire l’altro, in quei momenti ci sono solo monologhi che si sovrappongono. Saper ascoltare è molto difficile perché implica attenzione, comprensione e sforzo per cogliere il messaggio del proprio interlocutore. Ascoltare significa dirigere la propria attenzione verso l’altro, entrare nel suo ambito di interesse; infatti, solo se ascoltiamo con attenzione l’altro, questo sentirà che gli stiamo dando l’importanza che merita, e per questo sarà riconoscente e si creerà un clima di rispetto, stima e fiducia.
Puntualmente c’è sempre chi interviene raccontando qualcosa solo per il gusto di parlare, tipo: “Lo sai maestra che domani mi sono fatto male al dito?” e io rispondo: “Ti fa ancora male?” e lui: “Adesso no.”
La mia regola con tutti è la stessa: prima di iniziare l’attività del giorno sono io che ascolto i loro racconti di bimbi un pò legati alla realtà e per altri aspetti molto condizionati dalla fantasia, cerco di educarli all’ascolto rispettando il loro turno, perché devono parlare uno per volta e quando un compagno parla, gli altri si devono mettere in ascolto. Al termine di questo momento chiedo ai bambini di ascoltarmi come li ho ascoltati io e questo porta molto frutto.
Dai loro racconti penso che i bambini di oggi siano troppo sommersi da rumori di sottofondo come: tv, video giochi. Questo si percepisce anche dal momento del gioco in cui non si limitano a parlare tra di loro ma a gridare, bisogna sempre richiamarli per far abbassare il tono di voce, ma sembra normale gridare anche se il compagno è a mezzo metro da loro.
Ricordo a questo proposito la mia infanzia, quando d’estate, dopo pranzo, mia madre andava a riposare e chiedeva anche a noi di farlo, si rimaneva a leggere un libro, a fare un disegno o semplicemente a giocare con una bambola ma non c’era nessun rumore di sottofondo, solo qualche rumore lontano. In quei momenti tutto acquistava un ritmo lento, e solo verso il tardo pomeriggio tutto tornava a risvegliarsi.
Forse i bambini di oggi hanno perso questo ritmo legato alla natura, oggi sembra che sia necessario fare tutto il più velocemente possibile, ma in questa velocità si perde il gusto di ascoltare perché imparando ad ascoltare l’altro impariamo anche ad ascoltare tutto ciò che ci circonda, e soprattutto possiamo ascoltare la voce di Dio che parla dentro di noi.
(Simonetta Scarpa)
