“Un prete e un tassista romano muoiono quasi contemporaneamente e si presentano quindi insieme ai cancelli del Paradiso. San Pietro chiede al primo, il tassista: “Chi sei?”. Il tassista si presenta e San Pietro guarda nel suo librone e quindi: “Bene, entra pure, ti è stata riservata la camera nel nostro albergo: è nell’attico, con vista su tutti i beati e le bellezze dell’Universo”. Il tassista ringrazia e entra. E’ il turno del prete che si presenta a San Pietro. Questi controlla il suo registrone e quindi dice: “Bene, entra. Ti è stato riservato un letto nella camera multipla; sarete in dieci, ma non c’è altro posto”. Il prete ha qualcosa da ridire: “Ma come, al tassista camera singola nell’attico e a me in camerata! Ma non c’è più religione! Come è possibile?”. E San Pietro: “Noi guardiamo ai risultati. Mentre tu predicavi, la gente dormiva; invece mentre il tassista guidava, la gente pregava!”.Spesso è proprio questo l’inizio della merenda, un momento dove ci si dona di tutto anche delle risate. È proprio così, la ricreazione diventa il momento dello scambio, un gesto quotidiano di incontro dell’altro, del suo mondo. In pochi attimi “apparecchiano” i loro banchi di oggetti e cibi che a volte hanno dell’incredibile. È proprio vero il cibo parla, resta il vocabolario di base dell’identità e della relazione. Spesso osservo dalla cattedra questa ri-organizzazione della classe al suono della campanella della ricreazione fino al suo termine. Si susseguono dopo questa, movimenti che io chiamo a “calamita”; in un tempo da teletrasporto, per usare un termine spaziale, si creano i vari gruppi e tutti si trovano intorno ad un tavolo … immagine familiare a noi di religione.
È curioso vedere come il momento della merenda diventi uno dei tanti linguaggi della scuola. C’è la merenda che trova i consensi di tutti, c’è quella da piccoli, c’è quella alla moda, c’è quella salutare, c’è quella da maschietti e quella da femminucce. Ebbene si, non lo sapevate che anche la merenda ha una sua identità? Come faccio a dirlo? … vado a descrivere.
Le femminucce iniziano a mettere la tovaglietta e a delimitare uno spazio lo organizzano prima perché la soddisfazione inizi con gli occhi. Poi presentano il banchetto orgogliose, quasi come una danza, e danno giudizi su forme, colori, sapori. Quando nel tempo si creano sodalizi le merende vengono messe tutte insieme e divise, improvvisando così un vero e proprio pic-nic. Dalla conseguenza di questo atteggiamento troviamo un altro elemento femminile: la capacità di mangiare le parti spettanti senza sbagliarne il numero e parlando d’altro. Tipico fare più cose insieme, secondo me è da qui che nascono i primi rudimenti di organizzazione domestica!
Ma ora passiamo alla merenda maschile, la riconosci subito perché: senza tovagliolo, avvolta spesso in carta che trasuda olio o sugo, panini addentati senza il conforto di un tovagliolo di carta, e magari con le mani sporche di colori o penna. Anche loro condividono ma con schemi diversi, con strappi irregolari, quasi cantieristici e a iconizzare il momento, le bellissime colature sui grembiuli … cartine geografiche senza nome. Scherzi a parte quelli che li accomuna tutti è certamente la socialità che il momento crea, in apparenza sembra che siano divisi in tanti gruppi, ma invece è solo un diverso modo di comunicare.
Quindi il modo in cui mangiano insieme tutti i giorni salvaguarda la costruzione e il mantenimento dell’identità nel quadro della relazione, relazione che ha bisogno di un’altra componente quella del dono, dello spezzare e condividere che abbiamo detto in precedenza. Il donare serve e impone la resistenza delle relazioni, il tenerle vive, il tenersi in contatto. La nostra attenzione di docenti a questi modi di comunicare, ci permette di ricavare informazioni che spesso sfuggono ma che diventano fondamentali per capire un bambino/a … ricordate: ci sono tanti tipi di merende!
(Stefano Palocci)
