Tutti intorno al tavolo…

Alleanze educative Rubriche

Si respira aria di tensione in quella austera stanza del Ministero dell’Istruzione, in Viale Trastevere al n. 76/a.

Intorno al tavolo rettangolare in legno con rivestimento centrale in pelle stile vintage, siedono i delegati delle più rappresentative Sigle Sindacali, i rappresentanti dei Docenti, i membri dell’Associazione Nazionale Genitori, 2 studenti e… sorpresa per tutti, il Ministro dell’Istruzione.

Il tema dell’incontro è noto da tempo. Tutti sono consapevoli di essere lì perché parti in causa di una situazione che ormai non è più sostenibile e che richiede, in primis, una spassionata analisi delle cause che hanno fatto naufragare un sistema scolastico che fino a qualche decennio fa rappresentava un patto tanto tacito, quanto indissolubile fra la Famiglia e la Scuola

Il Ministro saluta i presenti e si dice estremamente rammaricato per quello che si sta verificando nelle Scuole, nonostante l’impegno assunto con la legge 107 del 2015 che, a suo avviso, avrebbe dovuto contribuire ad elevare i livelli di istruzione e le competenze degli studenti, rendendoli più consapevoli del loro processo di crescita sia culturale che umano. Si citano cifre stratosferiche: milioni di Euro che piovono e pioveranno di anno in anno sulle Istituzioni scolastiche virtuoseche sapranno coniugare la cultura classica con le nuove esigenze educative di una gioventù che vuole correre così come impone il tempo… e…  bla, bla, bla… 

Si alza minacciosa la voce di un genitore che, consapevole del ruolo conquistato negli ultimi decenni, accusa la Scuola di conservatorismo e si dichiara apertamente sfiduciato nei confronti della categoria dei docenti, rei di non saper comprendere le esigenze dei ragazzi.

I docenti, piccoli e rattrappiti, sia per la presenza del Ministro che per l’accusa appena ricevuta, chiedono cosa dovrebbero modificare del loro comportamento per rendere il più gradevole possibile la permanenza in aula dei poveri figli (di mamme e papà tanto scontenti!).

Intervengono baldanzosi i rappresentanti degli studenti, ormai convinti di avere in mano la situazione e di poter finalmente cambiare le regole del gioco. VOGLIAMO…

  • Una Scuola autogestita
  • Abolizione dei testi e dei voti
  • Libertà di fruire degli spazi per organizzare eventi e spettacoli nei quali dare libero sfogo alla nostra creatività.

Interviene il sindacalista di turno: “Ma allora, possiamo fare a meno della classe docente?! In fin dei conti, costa tanto e rende poco: si dimostra sempre più esigente e chiede il riconoscimento di un lavoro che si risolverebbe in una semplice vigilanza su un gruppo di intellettuali, in grado di raggiungere i più alti livelli della conoscenza solo ricorrendo al libero scambio delle loro preziose esperienze! Meraviglioso!!!!!!!!!!!!!”

Un genitore dall’angolino, stringendo convulso il suo ormai inservibile basco, chiede la parola. – “Io sono un povero operaio e faccio tanti sacrifici per mantenere i miei figli a scuola. Vorrei che loro avessero un futuro migliore del mio e vedo, che nonostante tutto, hanno una gran voglia di studiare e di conoscere, forse perché hanno compreso che la conoscenza è in grado di trasformarli in cittadini educati e responsabili. Sapete, io ho sempre ricevuto i complimenti degli insegnanti per il modo in cui i miei figli si comportano in classe, per la cura con cui trattano le loro cose, per il rispetto che hanno per il lavoro di tutti.. I miei figli mi aiutano nella vigna, non hanno ancora un telefonino perché non posso accontentare uno e scontentare l’altro: ma sono felici così, perché sanno che sto facendo l’impossibile per farli studiare. Ah, dimenticavo: “Raccomando sempre ai miei figli di far valere le loro ragioni senza mai alzare la voce; di accettare i consigli degli insegnanti, perché è certo che loro sono lì per educarli… anche!”-.

È caduto un silenzio tombale in quella stanza ora! È necessario un esame di coscienza o sarebbe sufficiente rimettere le cose al loro posto e lasciare che ognuno faccia la sua parte e, perché no, il suo dovere?

(Come al solito mi pongo una domanda, ma sarò in grado, poi, di dare qualche risposta convincente?)

                                                                                                          (Anna Maria Bruno)

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