Anche per Gesù, come per ciascuno di noi, a volte occorre avere il coraggio e la forza di prendere le distanze da ciò che si fa, uscire dall’agitazione delle moltitudini, dal rumore delle folle, da quel turbinio di occupazioni che rischia di travolgerci.
L’affermazione di Gesù: “era molta la folla che andava e veniva, che non avevano più neanche il tempo di mangiare” (Mc 6, 31), non è solo il dettaglio di un fatto di cronaca ma la consapevolezza del pericolo sempre incombente di lasciarsi soggiogare dal cumulo delle cose da fare, dai mille impegni da dover gestire, al punto da trascurare gli aspetti essenziali del nostro vivere. E il tempo scorre, scivola via, manca, si perde … chissà che non abbia ancora ragione Maria nell’ostinarsi a rimanere seduta, perdendo il tempo in silenzioso ascolto ai piedi del Maestro?
L’annotazione di Gesù ci sollecita a rivedere le nostre priorità a partire dalle molte cose che dobbiamo fare: il lavoro, lo studio, la famiglia, le relazioni, gli affetti, il tempo libero. Tutto rischia di venire strangolato da imprescindibili scadenze e da quel correre convulso che rimbomba non solo dal sussulto delle gomme delle nostre auto quando incrociano le buche delle strade, ma viene su dal di dentro di noi come un cupo lamento.
Prima che diventi una malattia, allora, bisogna sbrigarsi a verificare il ritmo spesso convulso delle nostre giornate, fare il tagliando di revisione al veicolo della nostra quotidiana esistenza. Meglio fare meno, piuttosto che fare tanto rischiando di perdere il come e il senso, oltre che la salute e le forze. C’è un momento per ogni cosa – ci ricorda Qoelet – e ci sono momenti gioiosi e momenti tristi. Noi non possiamo scegliere di ascoltare la Parola di Dio solo negli istanti fortunati. Dobbiamo essere in grado di farlo nella buona e nella cattiva sorte, esattamente come se fosse il più importante degli appuntamenti in agenda.
Non possiamo vivere sulle nuvole ma neppure lasciarci totalmente assorbire dagli impegni; abbiamo tutti bisogno di ristoro, di recuperare in qualche angolo del nostro quotidiano il tempo per rimanere soli, per reimparare a stare con Gesù in disparte: termine che richiama la capacità di selezionare, scegliere, reimpostare la lista. Questa sosta di riposo, oltre alla possibilità di recuperare le forze, ci aiuta a ridefinire i cammini, consolidare le scelte e approfondire i misteri del regno (cfr. Mc 4,10-11).
Qualcuno ha scritto: cammina per cercare gli altri, ma fermati per trovare te stesso. È quanto ci viene ricordato dall’invito del Signore ai suoi discepoli. Anche con le migliori intenzioni e, persino allo scopo di far del bene agli altri, si può smarrire sé stessi. Ci si può “svuotare” al punto da non riuscire più a comprendere il senso e la rotta verso cui stiamo andando. Se questo può capitare all’apostolo, al credente, tanto più accade a chi si è ingolfato nell’iperattivismo dei giorni.
Nessuno di noi sa quanto tempo avrà ancora a disposizione per uniformarsi alla volontà di Dio, ma tutti sappiamo che alla fine di quel tempo, lungo o breve che sia, dovremo fare il resoconto del nostro viaggio. E allora, senza indugiare o rinviare a domani quello che possiamo fare oggi, cominciamo a interrogarci e a interrogarLo: come si fa a mettere in pratica la tua Parola, Signore? In quale prossimo possiamo riconoscerti? Dove trovarti senza smarrirci? Quando?
Subito è la risposta che coinvolge innanzitutto il tempo che dedichiamo quotidianamente a noi stessi e agli altri, e subito dopo il denaro. Il cuore ha un’enorme importanza in tutto ciò. C’è chi, più attivamente, si dedica a chi ha bisogno: minori, disabili, ragazzi con disagi di vario genere, anziani soli e in declino … E c’è chi, più discretamente, prova a fare il cristiano fra le quattro mura di casa sua. Ebbene: dinanzi a Dio, non c’è competizione, ma responsabilità per diventare donne e uomini che, oltre a trovare il tempo per sé e gli altri, scoprono che in questi luoghi umaniGesù è già di casa.
Si tratta di cercare l’occasione per vivere insieme, per stare insieme. Gli esseri umani continuano a sentire questo bisogno nonostante lo sfilacciamento della vita sociale, l’individualismo dominante che ammorba l’esistenza, la diffidenza e la paura dell’altro che ormai devasta inesorabilmente la vita familiare e le relazioni.
Troviamo il tempo, per esempio, di rimanere qualche minuto di più a tavola, ritrovando nella semplicità del mangiare insieme un luogo straordinario di umanizzazione, ascolto reciproco, scambio, confronto, uno spazio in cui dire sì alla vita con le sue fatiche, le sue sofferenze, le gioie e le speranze. Abbiamo bisogno di questo “sì”, di dire “grazie” e di tornare a vivere la gratitudine verso la terra, gli altri, Dio; e di dirlo “insieme” cercando una gioia comune, una sintonia oltre le differenze e le dissonanze.
(don Gian Franco Poli)
