Come annunciato già dal settembre scorso, anche quest’anno gli studenti universitari della nostra Diocesi hanno partecipato al XVI Pellegrinaggio degli universitari e accoglienza delle matricole, organizzato dal Servizio Cultura e Università del Vicariato di Roma.
È il terzo anno consecutivo che la nostra Pastorale Universitaria partecipa a questa iniziativa, occasione di fraternità e di amicizia fra gli studenti stessi e occasione per lasciare entrare, in questa fraternità e in questa amicizia, Gesù.
Quest’anno, hanno partecipato una cinquantina di studenti universitari provenienti da diverse parrocchie e realtà della nostra Diocesi. Se faccio riferimento al numero, non è certamente per una sterile contabilità che guarda ad esso per misurare un ipotetico successo, come la mentalità comune e dominante normalmente giudica, ma per raccontare l’accoglienza e la dedizione delle persone che hanno preso parte a questo evento annuale.
Penso, immediatamente, a Dina, Martina e Riccardo che hanno, in questi mesi, invitato e contattato amici e compagni di studi per coinvolgerli e penso, al contempo, ai confratelli e agli amici sacerdoti come don Gabriele, don Marco, don Valerio, don Adriano, don Jesús e don David, che hanno voluto indicare e proporre, a giovani delle loro parrocchie o che si sono a loro avvicinati, questa opportunità di convivenza e di crescita comune.
Mi piace pensare, infatti, che la storia e la vita con Gesù non è tanto costellata di primi principi teorici ma di nomi propri che si mettono, con dedizione e coraggio, alla sua sequela. Ecco, questi nomi propri (e tanti altri, che non posso nominare ora) sono le persone che hanno permesso la presenza viva e gioiosa di tanti studenti universitari al pellegrinaggio e, in questo modo e attraverso di loro, abbiamo potuto renderci conto della vitalità e della ricchezza che circola per le parrocchie e gli ambienti della nostra Diocesi.
Il tema di quest’anno è stato “La vita universitaria e l’Eucarestia”: per questo, siamo andati a Orvieto, nella cui cattedrale è custodito il corporale legato al miracolo eucaristico di Bolsena (davanti al quale abbiamo potuto sostare in preghiera), per comprendere che anche la vita universitaria e culturale è chiamata ad avere Gesù al centro, e posso dire che è stato proprio Gesù a donarci questi giovani nel nostro cammino, perché a Lui, ogni giorno, possano essere restituiti e affidati.
Per questo motivo, come Pastorale Universitaria, abbiamo preparato dei testi di preghiera e di meditazione che ci hanno accompagnato nei viaggi di andata e ritorno nell’autobus (testi che abbiamo preparato anche in inglese, dato che erano presenti studenti americani provenienti dalla sede locale dell’Università della Diocesi di Dallas), ispirandoci al racconto evangelico dei discepoli di Emmaus, brano che fa da guida al “Documento finale del Sinodo dei Vescovi sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.
D’altra parte, ci siamo messi in viaggio proprio con il proposito di lasciarci avvicinare da Gesù lungo il cammino, perché ci dispieghi e ci sveli il senso della nostra storia e della storia nella quale siamo chiamati a vivere e a impegnarci. Ogni volta che ci si lascia avvicinare e accompagnare da Gesù, diventano attuali e nostre le parole che si scambiano quei due discepoli e così possiamo dirci l’un l’altro: “Non ci arde forse il cuore nel petto mentre Gesù conversa con noi lungo il cammino della vita?”.
Affinché questo cammino, poi, non conosca “la sua fine” ma prosegua coraggiosamente verso “il suo fine”, ci siamo salutati distribuendo un foglio con recapiti e appuntamenti e abbiamo recitato, alla fine, una preghiera di Michel Quoist, “Aiutami a dire di sì”, che, nella parte finale, dice: «Ho bisogno del tuo sì, così come ho avuto bisogno del sì di Maria per venire sulla terra, perché io debbo essere nel tuo lavoro, io debbo essere nella tua famiglia, io debbo essere nel tuo quartiere. […] Ho bisogno del tuo sì per sposarti e scendere sulla terra. Ho bisogno del tuo sì per continuare a salvare il Mondo!».
Tocca a noi, ora, che la gratitudine per quanto vissuto s’incarni in una vita concreta, andando all’incontro con l’altro, prendendo quella iniziativa tipica di Gesù che si avvicina a ciascuno, mentre cammina nella vita normale e quotidiana, per risvegliare quella voce del cuore che, in ciascuno, domanda e spinge per una realizzazione piena e autentica della vita, realizzazione che noi abbiamo visto prendere carne e realtà in Lui.
don Nicola
