Mi riguarda

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Quando in classe... Rubriche

Tutto ciò che ciascuno di noi fa come insegnante e come educatore lo riguarda innanzitutto come persona coinvolta in un rapporto significativo con altre persone (bambini e ragazzi) in crescita.

Quindi nel rapporto educativo lo strumento principale di un insegnante è l’insegnante: le idee, i valori, i sentimenti, i desideri, le capacità che guidano i suoi comportamenti nella vita e nel lavoro.

Se questa affermazione è abbastanza facile da condividere, non è altrettanto facile capire come viene usato lo strumento insegnante, perché le idee e i desideri che guidano i comportamenti fanno parte di noi e vengono agiti automaticamente.

E allora? Per riconoscere la correttezza del nostro agireoccorre porre attenzione a tre aspetti:

  1. La congruenza tra l’azione messa in atto e la situazione che l’ha provocata (il rimprovero era eccessivo o adeguato, astioso o assertivo? Il lasciar passare sotto silenzio quel comportamento è stato opportuno o inadeguato?)
  2. Il tipo di intervento effettuato ha prodotto un cambiamento in positivo o in negativo nell’altro e soprattutto è in linea con ciò che si intendeva ottenere?
  3. Il sentimento che si prova al termine delle transazioni con l’altro, adulto o bambino che sia, è di benessere o di malessere? È un sentimento ricorrente che riconferma un’immagine negativa di sè?

L’osservazione di questi tre aspetti legati agli interventi educativi permette all’insegnante di acquisire consapevolezza di ciò che mette in atto in maniera automatica.

La prima obiezione che viene subito in mente riguarda la difficoltà di riflettere su se stessi nel bel mezzo di una lezione o peggio ancora in un momento di difficile gestione della classe (e momenti così ce ne sono eccome!) potremmo dire subito “obiezione accolta”. Ed allora può essere utile rimandare la riflessione su quanto avvenuto in classe al termine della lezione, riprendendo anche un solo episodio significativo e analizzandolo negli aspetti sopra elencati.

L’analisi della situazione e del comportamento messo in atto nell’episodio preso in esame, depurati dal coinvolgimento emotivo del momento, danno molte informazioni utili sull’intervento realizzato, sui risultati ottenuti, sui sentimenti provati e permette di trovare opzioni diverse da adottare qualora si ripresenti la stessa situazione.

E quindi in una situazione analoga la risposta dell’insegnante non sarà più quella automatica, ma quella che ha trovato analizzando “a freddo” il comportamento precedentemente assunto. Può accadere che l’insegnante  non si senta “se stesso” mettendo in atto comportamenti non spontanei seppur trovati con le proprie riflessioni.

Ma ciò non deve preoccupare, perché come dicono gli psicologi – noi non possiamo cambiare i nostri sentimenti, ma possiamo cambiare i nostri comportamenti ed i nuovi comportamenti ci restituiranno nuovi sentimenti –

Sarà interessante scoprire se nuovi comportamenti dell’insegnante producano nuovi comportamenti negli alunni e se i sentimenti che si provano siano diversi da quelli precedentemente provati.

Prendere l’abitudine di ripensare al termine della lezione, anche per pochi minuti, a ciò che è successo a se stessi e ai propri alunni è un ottimo strumento di lavoro e di crescita personale e professionale, permette di stabilire un rapporto autentico tra persone e favorisce quell’osservazione partecipe in cui si osserva se stessi e l’altro mentre si vive la relazione.

(Rita Leli)

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