Non hai riconosciuto il tempo in cui sei stata visitata (Lc 19, 44)

In punta di piedi Rubriche

Non è sempre così scontato riconoscere l’opera del Signore, il suo continuo venire nella nostra vita, nella storia, nelle situazioni, la sua presenza negli eventi che viviamo, nelle difficoltà, nella malattia, nella gioia, nelle attese, nella speranza, nei fallimenti, nella fatica di riprendersi. E sempre per offrirci il dono della salvezza e della redenzione, come esperienza di pace, giustizia e verità. Il fatto è che non sempre riusciamo ad accogliere la logica del discernimentoche “ci conduce a riconoscere i mezzi concreti che il Signore predispone nel suo misterioso piano di amore, perché non ci fermiamo solo alle buone intenzioni” (FRANCESCO, Gaudete et exsultate, n. 169).

Francesco ci ricorda che questa “disattenzione” non è “un dramma accaduto soltanto nella storia passata e finito con Gesù, ma è il dramma di tutti i giorni e di ogni umana esistenza. per questo ciascuno di noi dovrebbe chiedersi: ‘Io so riconoscere il tempo in cui sono stato visitato? Mi visita Dio?” (Omelia Santa Marta, 17 novembre 2016).

Siamo troppo occupati da altre “cose e priorità”, spesso paralizzati, isolati dal resto del mondo e focalizzati esclusivamente sul momento, attratti dall’attimo fuggente; per cui, fatichiamo a entrare in una prospettiva di eternità che il Vangelo non estrae dai contesti esistenziali, ma anzi arricchisce e qualifica. La nostra relazione con l’Eterno, invece, proprio per i ritmi esasperatamente veloci a cui ci sottoponiamo o che subiamo, risulta alquanto mortificata o segue più le regole dell’alternanza che della stabilità e dell’equilibrio.

Ciò risulta dannoso anche sotto l’aspetto piscologico perché siamo costantemente indotti a preoccuparsi eccessivamente per qualcosa, con il rischio che questo stato d’animo si trasformi in una vera e propria patologia che genera paura, catturando tutte le energie positive. In quest’ottica la presenza del Signore non è un palliativo ma un’esperienza che, nella fede, può fare la differenza, e condurci a riconoscere il Signore come incessante e positiva presenza di Lui nella nostra vita.

Oggi siamo un pò tutti attratti in vari da altri dei, che facilmente ci allontanano dal Dio vero, dal Dio di Gesù Cristo, morto e risorto proprio per assicurarci la vita eterna e liberarci da facili ed effimere illusioni. I materialisti pratici, gli spacciatori di felicità artificiali, i tifosi del pensiero debole e del “tutto e subito”, i cultori del relativismo ad oltranza, i polemisti del Magistero papale, gli sbeffeggiatori dei profeti, troppo spesso occupano il nostro tempo e i nostri pensieri. A riguardo, S. Ilario, vescovo di Poiter (315-367) affermava: “Noi combattiamo ora contro un persecutore più insidioso, un nemico che non ci flagella la schiena, ma ci lusinga… ci accarezza il ventre; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro, l’onore, il potere” (Liber contra Constantium, n. 5).

La nostra contro-risposta è duplice. Da un lato si traduce nell’impegno a non sottovalutare la tentazione che, nella quotidianità assume forme sempre nuove; dall’altro, esprime anche la volontà di accettare, anzi, d’invocare un cammino di purificazione per la Chiesa e per ciascuno di noi. Significa chiedere al Signore il dono di vedere e accogliere le Sue numerose visite, avviando un’azione di sgombero, per rimuovere nello spazio ecclesiale e in quello del nostro cuore presenze e traffici che nulla hanno a che fare con la sua Parola.

Oltre alla vigilanza e al discernimento, una terapia per cambiare consiste nel maturare il senso di responsabilità per riconoscere quando Gesù passa, nei giorni feriali e festivi delle nostre vite; le sue visitequotidiane sono sempre caratterizzate da un amore eterno e insaziabile; i contenuti sono atti di fiducia per non stancarci di lottare nel contrastare la mentalità del non saper più andare contro corrente, dell’adattarci facilmente a tutto e a tutti, come se fosse questa la normalità, la cosa giusta da fare.

La cura ci viene suggerita dal Papa nell’ultima Esortazione Apostolicasulla chiamata universale alla santità: “Torniamo ad ascoltare Gesù, con tutto l’amore e il rispetto che merita il Maestro. Permettiamogli di colpirci con le sue parole, di provocarci, di richiamarci a un reale cambiamento di vita. Altrimenti la santità sarà solo parole” (FRANCESCO, Gaudete et exsultate, n. 66).

don Gian Franco Poli)

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