Non accenna a placarsi la spirale di violenza che sta investendo la nostra quotidianità e che vede coinvolti prevalentemente i giovani. Violenza a scuola, violenza per le strade, violenza in famiglia, violenza sugli anziani…
Quel famoso patto educativo, filo conduttore di queste periodiche riflessioni, oggi come non mai reclama la sua atavica riconferma. È lì che bisogna ritornare per ripristinare quell’equilibrio fra Doveri e Diritti che dovrebbero entrare a far parte del patrimonio culturale di ogni Persona. Se è vero che la Persona è un essere dotato di “coscienza di sé”, mi sento di condividere la tesi di Luigi Stefanini che la definisce “Ente che si esprime a se stesso nell’atto in cui intende, vuole e ama”. Non mi sembra opportuno entrare nei meandri artificiosi e spesso artificiali dell’antropologia filosofica, (non ne sarei capace nonostante le preziose reminiscenze universitarie), ma volendo restare su un piano puramente pratico, mi domando spesso se quell’Ente, nel momento in cui si sta distogliendo dalla normalità, riesce veramente a esprimere e a ritorcere su se stesso quella stessa ferocia che usa nei confronti del suo prossimo.
Se mai nella storia dell’uomo ci siano stati equilibri stabili, ora più che mai quegli stessi equilibri stanno dimostrando tutta la loro fragilità. Mi piace qui richiamare l’immagine della bolla di cristallo nella quale amo riporre quel “meraviglioso Patto” sul quale per millenni si è consolidato il rapporto educativo fra le più qualificate Agenzie deputate alla educazione dei giovani. Se per equilibrio si deve intendere una situazione in cui nessun elemento prevale sugli altri, ebbene, quel Patto si è infranto perché si è infranto l’equilibrio. Penso che il problema sia proprio in questi termini: la prevalenza di una Agenzia educativa sull’altra! È venuta meno la storica sinergia e le cause potrebbero essere due, cinque, dieci a seconda dei punti di vista e delle situazioni socio-culturali che si assumono come metro di valutazione e giudizio.
Con molta modestia e sicura di poter essere contraddetta, sto provando da tempo a non farmene una ragione e a ricercare, osservando il contesto a me tanto caro (quello scolastico), le cause e le possibili soluzioni. Non nascondo, però, che nutro una certa diffidenza nei confronti del “Sistema” che cerca di chiudere la stalla ora che tutti i buoi sono scappati.
La Scuola è considerata, oggi più che mai, una delle maggiori responsabili di questo squilibrio, ma la famiglia che è responsabile, in solido, della vita dei ragazzi, dov’è?
Non posso dimenticare lo sfogo di Leonardo, quando nel lontano 1998 si confidava con la sua Direttrice e si giustificava per una marachella commessa in classe (5a elementare). Mi disse che si stava ribellando, non sapeva neanche lui perché, ma di una cosa era certo: di lui non importava niente a nessuno! Nessuno, da tempo, gli aveva chiesto: “Come stai”? – “Ti serve qualcosa”? A casa avevano tutti da fare ed anche gli ottimi voti riportati in pagella non avevano avuto le attenzioni e gli elogi che meritavano, tradendo le sue aspettative. La stessa mamma, convocata in Direzione per scambiare due chiacchiere, affermò di avere tanti di quei pensieri per la testa da non poter dar retta alle stupidaggini di suo figlio. Non gli mancava nulla, aveva tutto e anche il superfluo: di cosa si lamentava?
Forse Leonardo avrebbe voluto parlare di più e raccontare tante stupidaggini a quella sua madre distratta?
Ricordando quel lontano episodio mi chiedo spesso se è lecito demandare alla Scuola la responsabilità esclusiva dell’educazione dei ragazzi oppure se è il caso di rivedere qualche dettaglio!!!!
Nel prossimo appuntamento proverò a focalizzare l’attenzione sull’evoluzione che il rapporto Scuola- Famiglia ha subìto dal momento in cui la Scuola stessa ha deciso di aprirsi al sociale e ha consentito la partecipazione democratica dei genitori alle sue iniziative.
Con la speranza di una consapevole Rinascita, auguro a quanti mi leggono una Santa Pasqua!
(Anna Maria Bruno)
