Io penso che ripeterò, durante le mie ore di lezione, le stesse cose per decine di volte: non correre, non urlate, non dondolate sulla sedia, rispettatevi fra di voi, non sprecate il cibo…..insomma tutte quelle regole che puntualmente vengono infrante. Ma cosa pensano gli alunni delle regole? Ho chiesto a diversi miei alunni cosa era per loro una regola e mi hanno risposto:
“Per me una regola è una forma di rispetto nei confronti degli altri e dell’ambiente. Le regole sono come il bastone dell’equilibrista quando questo cammina sul filo, ci aiutano a mantenere l’equilibrio per la pace nel mondo” (Lucrezia VC)
“Una regola per me è una legge da eseguire senza pensarci troppo. La regola non ti viene chiesta, ti viene ordinata e tu devi eseguirla senza discuterla”. (Massimo VA)
“Per una regola è una cosa da rispettare per stare con le persone. Ad esempio a scuola ci sono regole, a lavoro ci sono regole, senza regole saremmo in una giungla”. (Antonella IVB)
“Per me le regole sono una cosa che non farebbero diventare il mondo un macello”. (Alessio IVB)
“Per me una regola significa formare un individuo capace di interagire con gli altri e con il mondo in modo sereno. Un mondo che ha diversi nomi, ed uno di questi si chiama scuola. Perché ciò avvenga è necessario che siano stabilite delle regole che non limitano la libertà dell’individuo, ma danno sostegno alla società, ed orientino il comportamento di tutti. La vita nella scuola è un grande palestraeducativa dal punto di vista etico e sociale; lo spazio, i giochi, i materiali, i tempi, gli insegnati, i percorsi, sono e devono essere condivisi da tutti con pari opportunità”. (maestro Stefano)
Bè allora è il caso di dire regoliamoci un pò tutti, scuola come casa? Si ma non sono diverse le regole, hanno gli stessi colori! Bisogna poi considerare quando queste perdono di intensità. Ho chiesto in giro ai miei alunni e quello cheho dedotto è che quando accade può esser il frutto di continue negazioni: la regola può e deve diventare l’espressione di una possibilità. Se voglio che un mio alunno impari che in classe o in casa non si può correre, posso offrirgli la possibilità di farlo in uno spazio adatto; allora “ Non devi correre in classe o in salotto!” può diventare “ Puoi correre in giardino!”.
L’obiettivo che ci poniamo è lo stesso ma il messaggio che raggiunge il ragazzo non è la negazione di una possibilità, quanto piuttosto l’offerta di un’opportunità e allora la regola diventa ciò che mi permette di fare qualcosa e non ciò che me lo impedisce. Le regole quindi danno un’opportunità per continuare a mantenere sereno il rapporto con i “grandi”.
Detta così, diventa fondamentale stabilire quali regole non è possibile transigere sia come genitori che come insegnanti. Queste poi, spiegate ai bambini, non sperando che l’accettazione sia immediata, ma avendo la pazienza di aiutarli a scoprire che i nostri “no” determinando dei confini, sono funzionali alla loro possibilità di non perdersi. Ricordiamoci che senza regole non si può neanche giocare, figuriamoci diventare GRANDI!
Al bambino s-regolato, educato in modo insicuro, in una scuola poco autorevole, nutrito da TV/cellulare/social, è dedicato questo appunto, a lui che ha un desiderio straordinario di imparare a imparare.
(Stefano Palocci)
