Silenzio…i ragazzi di terza C mi stanno guardando, tutti e diciassette. Sono consapevole che la contemporaneità di queste due situazioni: il silenzio e l’attenzione, è un successo da annoverare negli annali della scuola, e me la gusto per un attimo, mentre a mia volta li osservo. Mondi diversi, spesso lontani… Storie familiari a volte complicate, dove la sofferenza si è affacciata troppo presto, si intrecciano, per tutti, con la folgorante scoperta quotidiana che la vita sta scoppiando dentro e fuori di loro, ed è così difficile decodificarla! Vivono di corsa, sempre accesi, come gli oggetti che li circondano: il cellulare, la play, il web… e comunicano in un linguaggio che non è dialogo, ma che li fa sentire meno soli.
In questo contesto cinque minuti fa ho chiesto loro di chiudere gli occhi, di rilassarsi completamente e di ascoltare. Abbiamo spento persino la LIM, che ci connette al mondo, ed io ho sfoderato tutta la mia capacità interpretativa, forte di un passato corso di teatro, per declamare “L’Infinito” di Leopardi. Già in ore precedenti li avevo introdotti alla comprensione del contenuto della lirica e alla conoscenza dell’autore, abbondantemente commiserato dalla classe per la sua sfrenata passione per lo studio, che lo ha reso “uno sfigato a vita”; parole di Cristian, secondo banco, ciuffo alla Elvis (ma rasato ai lati, secondo l’ultima tendenza), che spopola nella scuola. Oggi era il momento per tentare di far loro gustare questa famosa lirica, aiutandoli a concentrarsi quel tanto che basta per afferrare gli effetti suggestivi delle parole e la sonorità degli accenti… Il silenzio, però, si sta prolungando; sto cominciando a preoccuparmi, quando: “ Prof. non me l’aspettavo, è bel-lis-si-ma!!!” Elisa, la rompighiaccio della classe, sta cominciando a trovare le parole. Solitamente non incoraggio l’uso di quell’aggettivo, tanto più se superlativo, ma in questo caso: “ Hai fatto centro, Elisa, ma dimmi: cosa stai provando?” “ Sembra di volare, di essere oltre noi, anche se questo può fare paura… lo dice anche il poeta, no?” Samuele, il sognatore, quello che spesso si estranea dalle lezioni, come dalle sue difficoltà familiari, che va malissimo in Matematica, ma che scrive poesie sgrammaticate, che a volte manda al gruppo classe su Whats App, ha tolto la parola ad Elisa; la quale si rifà, citando: “…ove per poco il cor non si spaura…”; “ A rega’, però, stamo…- Giulio, per favore: in italiano! – Sì prof…stiamo coi piedi per terra, Leopardi era sopra una collinetta e siccome si annoiava, lì, da solo… avesse avuto almeno che so… ‘na chat …, insomma non ne poteva più, allora: è venuto fuori tutto il resto!” Vorrei dire qualcosa a Giulio, ariccino doc, in relazione alle improbabili chat leopardiane, ma mi previene Darian, che fa emergere le sue serie radici albanesi:” Giulio vuole fare lo spiritoso, ma sa benissimo che con le nostre distrazioni Leopardi non avrebbe scritto… tutto il resto! Anzi, secondo me ci andava spesso a sedersi, da solo, su quel colle – sempre caro mi fu- proprio perché la siepe, davanti a lui, gli permetteva di vedere oltre, solo con gli occhi della fantasia”. “ E del cuore…” Fadma, di origini magrebine, la cui sensibilità letteraria le farà frequentare, il prossimo anno, il liceo classico, ha detto solo queste tre ultime parole, non rendendosi conto di quanto si stia avvicinando al nucleo ispirativo della lirica. “ Però Leopardi non si stacca del tutto dalla realtà, addirittura il vento tra le foglie gli ricorda il suo tempo, anche se poi pensa all’eternità – e mi sovvien l’eterno - perché nell’eternità c’è tutto: passato, presente e futuro.” Ha parlato Alina, vissuta in Romania fino ai nove anni, oggi ne ha sedici: una vita complicata, ma la passione per l’Italiano e un gran desiderio di apprendere, non solo con la mente. Stiamo per giungere al punto focale: “ Ragazzi: interminati spazi, sovrumani silenzi, profondissima quiete, vi sembra che abbiano a che fare con l’eternità? Tutti concordano. A questo punto… sparo: “Ma cos’è, allora, l’eternità? “ E qui Giulio ci sorprende: “E’ l’ immortalità, è un tempo che non ha tempo… Samuele lo ha detto prima, è qualcosa che sta oltre noi!” Lo sapevo che Giulio è ben più profondo di come vuole apparire! “Sì…ma a quel poraccio, prima ie pija un corpo” – io traduco: il cor non si spaura –“poi quasi affoga, e pure je piace” – traduco: … s’annega il pensier mio / e il naufragar m’è dolce in questo mare – “ma se po’ fa’… ?“ Risate generali. Succede sempre così quando interviene Franco, qualche problema espositivo in italiano, che è impresa impossibile risolvere, ma idee chiare sul suo futuro: sogna di fare il cuoco.
“ E’ perché Leopardi non conosceva internet, allora sì che avrebbe navigato, altro che naufragare!” Marco ha la passione per la Rete ed è deciso a diventare programmatore, ma questa volta, sulla scia di Franco, rischiamo di perdere la strada tracciata fino ad ora. Sto per impensierirmi, quando… “ Finitela! Non avete capito niente, voi due! L’Infinito, la poesia dico, non ha tempo, perché parla agli uomini di ogni tempo, che sentono il desiderio di uscire dai propri limiti umani per immergersi, quasi gettarsi, in qualcosa che non ha limiti, che, se all’inizio può fare paura, poi li fa sentire così bene, come mai si sono sentiti prima!” A Fadma viene da piangere, come le succede ogni volta che si accalora per qualcosa in cui crede veramente. Fadma, musulmana e innamorata del Cantico delle Creature di San Francesco, col suo caldo cuore africano ha fatto centro, come prima Elisa, spiegando con decisione ai compagni che è la tensione al trascendente, alla pura Bellezza, la chiave di comprensione della poesia, e che l’abbandono fiducioso all’infinito è come un annegare il proprio io limitato, per navigare dolcemente nel mare dell’eterno, sulla grande, accogliente, barca di DIO…
Sto per dare voce a tutto ciò, con parole accessibili alla giovinezza dei miei allievi, quando il suono della campanella dell’ultima ora ci sorprende: “ Proprio adesso che ci prendevamo gusto…” Questo il commento di molti, mentre sfilano pensierosi verso l’uscita, senza l’urgenza, per una volta, di accendere i cellulari. Ci sarà tempo, alla prossima lezione, di trasmettere loro la profondità di ciò che hanno sfiorato oggi…
Mentre esco anch’io da scuola scorgo Franco, da tempo innamorato cotto di Fadma, che, senza abbandonare il suo vernacolo, le chiede spiegazioni su quanto ha affermato in classe. Chissà se Leopardi, ormai in pace, da Lassù sta facendo l’occhiolino a questi ragazzi del 2018, due punto zero finché si vuole, ma con le stesse domande fondamentali di tutti i tempi; ragazzi che, anche lui, sta aiutando a crescere…
(Antonella Truant)
