E la famiglia?

Alleanze educative Rubriche

Nello scorso mese di maggio il povero operaio che suo malgrado è stato coinvolto al “tavolo” del MIUR  (senza forse sapere come ci è arrivato!), ha lasciato tutti molto perplessi, forse proprio per la semplicità delle sue parole!

Dal suo discorso si deduce, senza ombra di dubbio,  che la  famiglia oggi,  è la prima organizzazionea sentirsi sotto accusa.

I disagi sociali che il nostro paese sta attraversando creano sempre più serie ripercussioni sulla conduzione quotidiana della vita familiare e la generazione dei genitori di oggi sembra non essere all’altezza di gestire adeguatamente la situazione. Stiamo assistendo all’ennesima rivoluzione copernicana che la nostra Società  ha messo in atto negli ultimi 50 anni.

Mi ritorna spesso in mente il concetto di Società liquidadi Zygmunt Bauman, sociologo polacco, passato a miglior vita solo lo scorso anno, il quale ha interpretato il caos e il disorientamento che ci circondano come totale assenza di qualunque riferimento solidoper l’uomo d’oggi. Tale situazione genera conseguenze ancora tutte da capire. Senza voler scomodare le grandi menti, è fuori dubbio che l’alleanza educativa ha bisogno di un collante valido e spendibile sia sul piano umano che sociale.

Ogni giorno le cronache ci stanno mostrando episodi di intolleranza e ogni giorno la diatriba tra famiglia, scuola e società si fa sempre più cruenta. Si legge frequentemente che i ragazzi diventano sempre più maleducati, le famiglie non ci sono e quando ci sono come nucleo, dimostrano debolezza nel gestire il fatto educativo. Il progresso tecnologico, fattore  con enormi potenzialità, sta schiavizzando l’intera Società.

È del tutto inevitabile, stante lo scenario, forse reso ancora più  tragico dalle cronache, (ma pur sempre molto reale), che anche la Scuola abbia perso lentamente i suoi Valori, ma  è proprio dal  recupero di quei Valori che la Società dei dis-Valori potrebbe trovare la strada giusta per un concreto riscatto. 

Soluzioni? Magari tutti cominciassimo a riflettere su rimedi concreti, escludendo ogni forma di pregiudizio!?  Io inizierei dando maggiore attenzione proprio alle famiglie, creando momenti di aggregazione anche al di fuori degli spazi istituzionali. Le parrocchie e gli oratori sono luoghi privilegiati per tutti, grandi e piccoli. La lotta al bullismo e a ogni forma di trasgressione, non va fatta solo puntando il dito contro i minori, ma coinvolgendo le famiglie in un progetto di rieducazione totale. Si arriva al giudizio non sempre gratuito sulle famiglie a seguito del comportamento inadeguato dei figli, i quali riflettono, inevitabilmente, l’ambiente in cui vivono. Sarebbe poco produttivo parlare solo di “pene certe”: i ragazzi che delinquono vanno rieducati, ma con essi vanno “costrette”le famiglie a  prendere coscienza del problema. I Sacerdoti di strada stanno svolgendo un’azione encomiabile e molto incisiva nelle periferie a rischio, ma senza il consapevole coinvolgimento dei genitori i loro sforzi rischiano di rimanere lettera morta. 

Da ogni parte si leva il monito: mamme, papà, ascoltate i vostri figli che vorrebbero dirvi tante cose belle ma non sanno comee quandodirvele!  Siate d’esempio!

Se i ragazzi non sanno usare il congiuntivo, non sempre non conoscono la lingua italiana: “spesso non sanno coniugare la loro vita con i loro desideri”! Questa affermazione d’effetto, l’ho “rubata” da un sacerdote impegnato nel recupero di giovani in una Comunità  del Rione Libertà di Bari!… e allora: insegniamo ai nostri ragazzi a coniugare i desideri con le sfide a cui la vita quotidianamente  li sottopone!

Alla prossima, cercando di capire cosa può concretamente fare anche la Scuola per ricomporre questa benedetta “Alleanza”!

(Anna Maria Bruno)

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