La spontaneità dei bambini è disarmante. Forse Gesù intendeva proprio questo quando esortava i suoi ascoltatori: “Se non ritornerete come bambini non entrerete nel Regno dei cieli”(18,3). Per chi ha la fortuna come noi insegnanti, di stare a contatto con i bambini è sorprendente come nella loro vivacità e a volte nei loro capricci, si scorge una luce interiore che si accende quando si racconta loro una storia.
Quando presento loro un racconto della vita di Gesù o una parabola, sono accoglienti verso il messaggio che c’è di fondo. Nella loro genuinità sono aperti a ciò che è vero, profondo vorrei dire “spirituale”.
Perché quando si è piccoli non si hanno ancora quelle sovrastrutture mentali che si acquistano con il tempo, per questo non caricano gli eventi di eccessivi significati ma affrontano tutto con naturalezza.
Un bambino dice sempre ciò che pensa non sa nascondere la verità, i suoi occhi rivelano ogni minima espressione.
Un’altra cosa che accompagna questa spontaneità è il fare sempre domande su tutto, perché per loro tutto è nuovo e desta curiosità. Una voglia di conoscenza e di stupore che dovrebbe essere anche in noi adulti.
È vero ci sono momenti in cui con tanto impeto può scoppiare un litigio ma basta veramente poco a far tornar loro il sorriso sulle labbra, perché non conservano il rancore, hanno invece la capacità di perdonare il torto subito, abbracciarsi e tornare a giocare come prima.
Noi insegnanti abbiamo un compito grande, quello di trasmettere delle conoscenze ma è anche vero che a volte abbiamo la possibilità di riflettere e cogliere degli aspetti che fanno bene alla nostra vita.
Simonetta Scarpa
