Al ritorno dal campo scuola i ragazzi mi raccontano entusiasti la loro esperienza. Hanno visitato questo e quel posto, hanno riso, parlato, si sono conosciuti meglio, hanno fatto qualche scherzetto così, tanto per raccontarlo a chi non è andato e per ridere un po’: G. ha lanciato un estintore da una finestra dell’albergo dove alloggiavano, e poi ha legato, con il nastro adesivo, saldamente ad una sedia L. e tutti ridevano, anche L.
L., la ‘vittima’, è un ragazzo intelligente, di buona famiglia, molto educato, reagisce quasi sempre alle forti emozioni ostentando un sorriso che rappresenta per lui il tentativo di mascherare l’ansia che sente di non poter gestire.
G., ‘il bullo’, è un ragazzo intelligente, di buona famiglia, molto educato, in passato ha sofferto di stati d’ansia. Ebbene sì, anche G. è un ‘bravo ragazzo’, cioè non ha comportamenti devianti eclatanti, non appartiene ad un ambiente socio-culturale degradato, non ha un rendimento scolastico mediocre, non soffre di un disturbo antisociale di personalità.
Decido di intervenire e chiedo a G. di motivare i suoi comportamenti, lui risponde: “Stavo solo scherzando”. Avverto, ed è questo degno di nota, il suo tono risentito e autenticamente stupito per la mia richiesta.
Il ‘bullo’, molto spesso, non solo non si percepisce come tale, ma si aspetta che il mondo intorno a lui faccia altrettanto .
È oltremodo riduttivo, e poco utile a comprendere il fenomeno del bullismo, liquidare questo specifico episodio come un fatto a sé, lontano dalle definizioni (e dalla narrazione) della letteratura esperta dei fenomeni dell’età scolare.
La maggior parte degli episodi di bullismo vedono protagonisti, nel ruolo di bulli, ragazzi che nei contesti extrascolastici hanno un comportamento adattivo adeguato. Quindi, forse, il fenomeno non può essere studiato e arginato se non dopo che oggetto di indagine sia stato il contesto.
Il bullismo è un preoccupante fenomeno sociale caratterizzato da complesse implicazioni psicologiche, sociali e giuridiche, che si manifesta soprattutto tra adolescenti; si evolve con l’età, cambia forma e, in età adulta, si potrebbe trasformare in devianza e/o criminalità. Le azioni prepotenti non sono occasionali, si ripetono nel tempo e si configurano come una vera e propria persecuzione; è un abuso di potere tra un soggetto dominante a danno di uno più debole. In genere, gli episodi di bullismo, avvengono alla presenza dei coetanei, i quali raramente intervengono attivamente. Il fenomeno va analizzato come in un copione drammatico dove sul palcoscenico della recitazione, oltre ai due attori principali (il bullo e la vittima), è inserito l’intero gruppo classe. Gli attori principali del fenomeno si distinguono in tre categorie:
- bulli: bulli dominanti e bulli gregari;
- vittime: vittime passive / sottomesse e vittime provocatrici;
- spettatori e salvatori.
Cosa fare? Intervenire usando le stesse armi del bullo, ma in positivo, rivalutando sentimenti, pensieri e azioni in maniera costruttiva. Valorizzare le iniziative di docenti o alunni per affrontare il fenomeno; attivare opportunità di ascolto per alunni e genitori (sportello ascolto); attivare momenti di mediazione dei conflitti tra famiglia e scuola; favorire un clima di classe per parlare del bullismo senza timore; aumentare il controllo nei momenti ricreativi o di attività poco strutturate; considerare il compito di sorveglianza come educativamente importante; affrontare con tempestività gli episodi di bullismo.
Cosa non fare? Pensare che sia una semplice “ragazzata”; ritenere che si riscontri soltanto nelle zone più povere e arretrate; giudicare colpevole la vittima, poiché non in grado di sapersi difendere. Non farsi intimidire da: resistenze del gruppo classe non direttamente coinvolto, timore di nuovi coinvolgimenti; resistenze da parte dei genitori, sia del bullo che della vittima; resistenze da parte di alcuni insegnanti, che vorrebbero ignorare la questione o affrontarla con il solo inasprimento delle misure disciplinari.
(Morello Marisa, docente formatore F&M Onlus)
