Un insegnante entra in aula per la prima volta…

Parole rubate Rubriche

Vedo la grandezza dell’educatore moderno, nel modo più evidente ove sia insegnante. Egli entra in aula per la prima volta, ed ecco vede gli allievi appollaiati nei banchi, messi insieme a caso, fisionomie scomposte e regolari, volti animaleschi, banali e nobili, mescolati alla rinfusa: come la presenza della creazione; il suo sguardo, lo sguardo dell’educatore, li accetta tutti e li accoglie. Non è certo  un discendente degli dei greci che rapivano i loro amati; l’educatore mi sembra essere un luogotente del vero Dio: se questi: “forma la luce e crea le tenebre” l’uomo può amare entrambe, la luce in se stessa, le tenebre nel loro tendere alla luce. […]

L’educatore significa allora un’altra ascesi: gioiosamente rivolta al mondo per amore di responsabilità nei confronti di un ambito di vita che ci è affidato, sul quale dobbiamo operare ma su cui non dobbiamo interferire, né con la volontà di potenza né con l’éros.

(M. BUBER, “Sull’educativo”, in IDEM, Il principio dialogico ed altri saggi, ed. it. San Paolo, Cinisello Balsamo 1993, p. 174)

Ci è davvero sempre affidato un ambito di vita verso il quale siamo chiamati ad operare senza interferire, senza rapire, senza annullare. Essere responsabili, in ogni ambito educativo, significa avere uno sguardo che accetta e accoglie, che ama e sa intravvedere, nel confuso e scomposto presente di “allievi” appollaiati e mescolati, il futuro che si compie e si tesse. Educare, formare, istruire è compito arduo e mai concluso, è azione delicata e rischiosa, è passione che accoglie e nobilita.

L’educatore come “luogotenente del vero Dio” è un sogno e un’avventura che deve comunque farsi strada tra le tante mille incombenze e ansie burocratiche. Amare la luce e le tenebre, i ragazzi facili e quelli difficili, quelli con forma e quelli “sformati” perché essere responsabili significa guardare con gli occhi del futuro e dell’amore, della speranza e dell’azione, della guida e dell’attesa, con gli occhi di Dio. Ecco l’ascesi dell’educare: attendere, suggerire, guidare, limitarsi per dare spazio e vita, tratteggiare e scombinare progetti definiti per lasciare spazio alla bellezza che avanza, per accogliere le tenebre che, amate e accolte, si trasformeranno in luce. Senza l’ansia di essere noi a godere la bellezza e lo splendore ma con la gioiosa certezza che, grazie anche al nostro sguardo d’amore che vede, sogna e crea il futuro, il mondo sarà sempre più luminoso.

(Marco Manco)

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