Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino (Mc 1, 15)

In punta di piedi Rubriche

L’espressione Regno di Dio (Mc 1, 15) sintetizza il messaggio di Gesù, il tempo, lo spazio esistenziale a nostra disposizione. Per un credente queste due entità sono complementari e inscindibili. Nessuno può fermare l’opera del Regno di Dio e nessuno può fermare il tempo. Queste due realtà agiscono, ritmano gli eventi, lasciandoci la libertà di accoglierli o rifiutarli.
Ecco perché Paolo afferma che Cristo “ricapitola tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” (Ef 1, 10-23); Egli infatti, è la misura ultima che contiene tutto il tempo e lo riporta a Dio; come l’orologio misura e ritma il tempo, così il Regno di Dio accompagna l’essere umano nel suo quotidiano.
In tale contesto il credente riconosce di avere un preciso compito dentro la nostra società relativista, proprio in relazione a queste due parole vitali che scomodano a uscire allo scoperto, a non vivere solo per noi, a non disattendere la nostra parte nella costruzione del futuro, in quanto figli di Dio.
In quest’ottica cristianesimo, storia, esperienza concorrono a rendere il messaggio di Cristo sempre accettabile e attendibile; evitando che, senza di Lui, il tempo appaia come un’annoiata cronologia verso il nulla.
Le parole compiuto e vicino evidenziano che un pò tutti siamo contagiati dalla malattia spirituale dell’indebolimento, dello sfiancamento, della perdita di senso e di orizzonte; vogliamo sempre tutto e subito, non sappiamo più aspettare, sognare, scrutare pazientemente oltre. Sono appunto lo scandagliare con meticolosità, l’esaminare accuratamente, l’osservare ascoltando e non solo vedendo, dimensioni che sembrano non appartenere più alla nostra filosofia di vita, così frettolosa e approssimativa. Risentiamo un po’ tutti di un malessere che deriva dall’aver ridotto la relazione che Dio ha generato con noi in Gesù Cristo, a date fisse, scadenze vuote, scelte scontate e senza continuità, oltre che spesso, senz’afflato, prive di quell’attesa gravida di futuro e di possibilità nuove.
È questo forse, allora, il tempo per riconciliarci con quanto è già in mezzo a noi, di ridare senso, gusto e qualità alla vita, e con essa, agli impegni, alle cose, alle faccende, agli affari. Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo al cuore della sapienza (Sal 90, 12). È l’anelito di Salomone, ma è anche il grido muto dell’uomo di ogni tempo. Imparare a contare i nostri giorni, far buon conto del tempo che passa, viverlo con fiducia, secondo Dio e la sua legge, affidandoci alle sue mani tenere e robuste, alla sua alleanza di salvezza che, se a volte ci risulta difficile da capire, però, non tradisce mai. Smarrire il senso del tempo, invece, è la conseguenza di un altro smarrimento ben più grave: è smarrire il sentiero di Dio, è smarrire la nostra vera identità di figli, non nati per caso, ma creati e amati da Dio nella nostra unicità.
Il Regno di Dio e il tempo: segni tangibili della paternità di Dio, del suo amore che non ha alcuna intenzione di perderci e continua imperterrito a desiderare per noi la libertà più vera, quella dei figli di fronte al nostro svenderci agli idoli inventati dalle mani dell’uomo e alle molteplici forme di schiavitù in cui continuiamo ad arrabattarci.
Forse è tempo di tornare, di invertire le rotte folli dei nostri nauseati tragitti che non conducono mai da nessuna parte, per rintracciare la via di casa, il filo del pensiero di Dio che non si stanca mai di guardare lontano, coltivando la segreta speranza di vederci finalmente comparire all’orizzonte, in una sera qualunque, col cuore a pezzi e senza più parole.

(don Gianfranco Poli)

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