Nelle varie situazioni che viviamo quotidianamente dovremmo essere sempre capaci di provare compassione di fronte a chi soffre, ma purtroppo, non è sempre così.
In una mattina come tante altre, pronte a vivere un’altra giornata, poco prima del termine dell’entrata scolastica, arrivava un nostro “piccolo eroe” senza il suo solito sorriso. Lo accompagnava, al solito, uno dei suoi genitori con fare alquanto indifferente e noncurante. Premurosamente accolto dalle sue insegnanti, il bimbo entrava in sezione piagnucolando. Dopo la narrazione di un episodio evangelico, il persistente lamento del bimbo aveva spinto la sua insegnante a uscire per capire meglio il suo problema. Rientrata, mentre gli altri bimbi si apprestavano alla consegna del lavoro loro assegnato, mi si avvicinava per riferire che il “piccolo eroe” era particolarmente nervoso per via del dolore provocato deall’estrazione di due denti (con sutura) avvenuta il giorno prima. Per facilitare la comprensione del bambino di cui stiamo raccontando, lo chiameremo Giobbe.
Lui è un bel bimbo affetto da sindrome da cromosoma fragile. La patologia non compare alla nascita, si manifesta progressivamente, dai primi mesi di vita, gradualmente fino alla pubertà. I soggetti affetti da cromosoma fragile presentano un volto allungato, padiglioni auricolari a impianto basso, ampi e anteversi. Inoltre, presentano palato ogivale, mal occlusione dentale, iperlassità articolare, cifoscoliosi, piattismo plantare, prolasso della valvola mitrale, aumento di volume dei testicoli che si presenta generalmente in fasepost-puberale. L’entità della disabilità intellettiva è variabile; spesso i soggetti affetti da questa sindrome soffrono di iperattività, deficit di attenzione, instabilità emotiva, comportamento di tipo autistico.
Come se non bastasse i suoi genitori hanno accettato questo suo stato con grande dolore e frustazione, il che è comprensibile mentre lo è meno la poca attenzione. Allora alla commozione è subentrata la voglia di affrontarli, di chiedere spiegazioni.…
Com’è possibile che Giobbe non faccia tenerezza ai suoi genitori? Forse saranno esausti o non sapranno come gestirlo? Forse non sapremo mai o non riusciremo mai a misurare la pena e la paura, l’angoscia e chissà quali altri emozioni, sentimenti e reazioni delle mamme e dei papà dei tanti Giobbe che esisotono sulla terra. Una cosa però l’abbiamo capita bene: quanta sofferenza!
Giobbe comprende e sente bene la rigidità, la paura, l’egoismo, il dolore e tutto ciò di cui noi non ci rendiamo conto. Uno scrittore in un suo romanzo definiva i bambini come Giobbe “i Giullari di Dio” quelli che Lui ama accarezzare, stringere a sé. Loro sono anime pure, travolgenti, in cui il Padre si compiace di chiamarci, di parlarci, di sorriderci, diabbracciarci.
(C.D.M. DP M. DP S.)
