Il patto educativo infranto: una meravigliosa bolla di cristallo che ha evidenziato la sua estrema fragilità
Che la nostra Società stia vivendo momenti direi quasi drammatici, non è un’affermazione retorica né tanto meno una constatazione da renderci passivi a ogni forma di azione o reazione.
I telegiornali ci angosciano con servizi sempre più inquietanti: il malcostume dilaga, la politica ci disgusta, la corruzione è arrivata ormai in ogni settore della vita pubblica. Ma ciò che ci affligge di più è la depravazione dei costumi che sta travolgendo una buona percentuale di ragazzi ancora implumi, giovincelli che dovrebbero trascorrere il loro tempo libero in giochi innocenti e che, invece, ritroviamo per le strade come possibili terroristi, dotati di armi vere e funzionanti.
I recenti episodi di cronaca registrati a Napoli (ma il fenomeno è comune a tante altre località italiane) non dovrebbero concederci più deroghe, al contrario dovrebbero costringerci a rimboccarci le maniche e passare all’azione. Quasi ogni settimana si registra un minorenne ucciso.
È fuori discussione che il Patto Educativo, quella silenziosa e tacita complicità sempre esistita fra Scuola e Famiglia, si sia irrimediabilmente infranto. Gli studenti ora picchiano i professori in classe e, per rendere ancora più incisiva e plateale l’azione, chiedono aiuto a fratelli e padri per rispondere a quelle che ritengono “provocazioni” dei professori. Sì, è proprio così: l’invito del docente a spegnere il cellulare in classe è visto come una “provocazione” e una limitazione alla libertà dell’alunno.
Arturo Puoti, accoltellato a Napoli qualche mese fa e vivo solo per miracolo, è diventato il simbolo della lotta al bullismo che la nostra Società sta tentando di portare avanti, ma con modesto successo, già da diversi anni.
Non riesco a capire perché sia successo proprio ad Arturo, ma ascoltando la testimonianza e l’impegno che la sua mamma sta dedicando al problema, mi sorge il dubbio che quei mascalzoni conoscessero l’identità della vittima proprio partendo dal ruolo che la Professoressa da anni sta svolgendo nella Comunità educativa partenopea. In questi giorni, la presenza della professoressa Iavarone presso le più qualificate reti televisive ci sta fornendo raccapriccianti testimonianze della grave crisi scoppiata fra le 3 maggiori Istituzioni educative, Famiglia, Scuola e Società. Il Patto, che per secoli ha sostenuto l’avvicendarsi di innumerevoli generazioni, ormai non regge più. La bolla di cristallo (amo definirla così non per la sua intrinseca fragilità, ma per la possibilità di guardare in essa, a volte senza essere visti, come in una meravigliosa fiaba….!), è stata fatta esplodere, è andata in frantumi, sopraffatta dalle violente tempeste che si sono abbattute sulle sue fragili pareti negli ultimi decenni.
Mi torna in mente il mea culpa che Don Mazzi spesso ci invita a fare: “ Noi abbiamo preso poco seriamente il problema del bullismo. Le Istituzioni devono sentirsi colpevoli ad ogni livello…anche la Chiesa. La violenza non è un comportamento appreso, ma appartiene all’uomo. Intervenire a 14/15 anni è troppo tardi”. Sono le sue testuali parole!
Che fare, come agire, come dare un senso a tutto quello che sta succedendo? Come accompagnare i giovani nel loro processo di crescita? Come ricreare la sinergia fra le varie Agenzie educative?
Liquidare il problema a parole sarebbe molto riduttivo. Ci vogliono i fatti e NOI dobbiamo passare all’azione! AVANTI
(Anna Maria Bruno)
