Ti rendo lode, Padre

Attimi di Parola Rubriche

Le meditazioni bibliche qui offerte intendono mantenere, come loro palinsesto, l’enciclica di Papa Francesco: Laudato si’. La nostra riflessione parte proprio dal titolo di questo documento magisteriale e si sofferma pertanto sull’importanza della lode nel nostro vivere quotidiano, alla luce della Parola di Dio.

La cronaca attuale associa spesso eventi drammatici, legati ad atti di terrorismo jihadista, all’espressione araba Allāhu akbar, che in italiano può essere resa con “Dio è il più grande”, parole di fede e di preghiera, contenute nel Corano (Sura LXXIV, v. 3: “e il tuo Signore magnifica”), e comuni nel mondo islamico, perché utilizzate dai musulmani nella preghiera canonica (ṣalāt), nei momenti di difficoltà, quale forma di sostegno e determinazione interiore, nelle cerimonie funebri, in cui si ricordano le qualità religiose del defunto. Richiami analoghi si hanno nell’invocazione ebraica הַלְלוּ יָהּ Alleluia (“lodate Yhwh”), o nella locuzione latina Deo Optimo Maximo, una dedicatoria che è stata trasferita dai templi pagani alle chiese cristiane.

“Dio è il più grande”, un inno di lode, un atto di fede che si trasforma, purtroppo, sulla bocca degli estremisti, in un’arma mortale, incutendo terrore in chi l’ascolta. In questi giorni riviviamo anche il dramma di una delle più grandi tragedie dell’umanità: il genocidio di milioni di ebrei, ma non solo, indicato dal termine ebraico שׁוֹאָה Shoah che nel lessico biblico (Sal 35,8; Pro 1,27; Is 47,11; Ez 38,9; Sof 1,15) veicola diversi significati legati all’idea di una tempesta devastante, distruzione, catastrofe. Di fronte alla morte dei propri cari, il pio ebreo recita l’antica preghiera del Kaddish, il cui tema centrale è appunto l’esaltazione, la magnificazione e la santificazione del nome di Dio. Questa preghiera viene spesso recitata come parte di rituali funebri e ai memoriali: le persone in lutto “dicono Kaddish” per dimostrare che, nonostante la perdita, ancora lodano Dio. Il Kaddish del lutto non cita affatto la morte, ma anzi loda Dio contro tale abisso: è una risposta quindi alla frustrazione, alla sofferenza, alla disperazione. Qui di seguito il testo:

Sia magnificato e santificato il Suo grande nome,

nel mondo che Egli ha creato conforme alla Sua volontà,

venga il Suo Regno durante la vostra vita, la vostra esistenza

e quella di tutto il popolo d’Israele, presto e nel più breve tempo.

Sia il Suo grande nome benedetto per tutta l’eternità.

Sia lodato, glorificato, innalzato, elevato, magnificato,

celebrato, encomiato, il nome del Santo Benedetto.

Egli sia, al di sopra di ogni benedizione, canto, celebrazione,

e consolazione che noi pronunciamo in questo mondo.

Scenda dal cielo una abbondante pace ed una vita felice

su di noi e su tutto il popolo d’Israele.

Colui che fa regnare la pace nell’alto dei cieli,

nella Sua infinita misericordia la accordi anche a noi

e a tutto il popolo d’Israele. Amen

Questo testo trova le sue risonanze e la sua sintesi nella preghiera cristiana del Padre Nostro (Mt 6,9-13). I vangeli ci consegnano la lode formulata e vissuta da Gesù: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.” (Mt 11,25-27).

(Franco De Carlo)

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