Classe quinta.
Li osservo con attenzione, sbirciando da sopra le lenti, mentre fingo di essere intenta alla compilazione di non si sa cosa.
Profili chini sui fogli. La guancia poggiata al palmo della mano, gli occhi persi a inseguire una scena che si dipana nella mente. Il cappuccio della penna mordicchiato febbrilmente.
Un silenzio (per una volta!) irreale…
Il tema del componimento è avvincente: “Tutti abbiamo una stella che guida il nostro cammino, come i Magi che, spinti dal desiderio , si sono messi in viaggio seguendo la cometa. Hai anche tu una stella che ti guida? Parlami di lei”.
Il compito è la conclusione di un percorso nel quale abbiamo analizzato il cammino non facile dei Magi, uomini alla ricerca, conosciuto “stelle” che hanno illuminato l’umanità e scoperto i “valori” che le hanno sostenute.
A sera, davanti a una pila di quaderni, comincio a leggere.
Sfoglio i primi tre componimenti… mi parlano di calciatori… di un famoso youtuber… di un altrettanto famoso rapper… sogni ad occhi aperti di bambini catturati dall’idea del successo, della notorietà e – perché no? – Dei soldi. Descrizioni che mi colpiscono per la totale mancanza di agganci alle figure parentali e, in un certo senso, alla realtà.
Ma poi… apro i quaderni delle bambine e… il cuore mi si allarga!
Le “stelle” che mi raccontano sono figure presenti nella loro vita, concrete, lucidamente descritte e… ahimè… tutte al femminile! Mamme, nonne, sorelle, istruttrici di danza, di palestra, si stagliano nettissime su un indistinto e sbiadito sfondo maschile, dove solo qualche rara immagine di fratello emana un bagliore rincuorante!
Ascoltiamole.
“La persona che mi ispira è la mia mamma. Non si ferma mai, è sempre creativa e un po’, anzi tanto, pazzerella! Ho come riferimento la mia mamma perché lei non ha mai gettato la spugna, è sempre stata determinata in tutto quello che doveva fare e dire e su come farci stare bene. Io stimo molto la mia mamma per come ci cresce, per come ci fa ridere e qualche volta dispiacere, ma io la adoro così com’è e non la cambierei mai e poi mai”. (Chiara)
“La mia maestra di danza è il mio idolo. Viene dall’Angola ed è venuta qui per trovare un lavoro migliore, per seguire la sua grande passione e soprattutto per mantenere la madre e i fratelli… Mi ispiro molto a lei perché è riuscita, da sola, nel suo intento, cioè diventare una bravissima ballerina e maestra”. (Sveva)
“Nonna Luisa sa sempre quale è la cosa giusta da fare e sa farsi rispettare. Un giorno ho sentito che mia zia strillava e si era chiusa in camera perché aveva litigato con suo figlio… Nessuno di noi sapeva cosa fare ma nonna è entrata in camera e si è chiusa dentro con zia. Non so cosa abbia detto, ma dopo zia è uscita ed era serena, anche se aveva gli occhi gonfi” (Anna).
“Mia sorella Eleonora è la ragazza più fantastica che ci sia! Mi fa ridere, mi fa divertire e mi aiuta con i compiti perché lei a scuola è bravissima, le piace leggere, non capisco come mai! Ella è simpatica a tutti, fa mille cose ed è sempre determinata! A scuola non sopporta quelli che fanno i bulli e difende un suo compagno che tutti prendono in giro” (Betta).
Le future donne si ispirano a nuovi modelli, distanti da quelli che hanno popolato la mia fanciullezza, dove pensare al femminile richiamava subito alla mente profumi di torte alla crema, di morbidi scialli nei quali tuffarsi per farsi coccolare… le bambine ammirano donne nuove, delle virago che vanno dritte all’obiettivo, determinate e ferme… le stesse caratteristiche che ritrovo nelle eroine dei cartoni che prediligono.
È un bene? O ci stiamo perdendo qualcosa?
E gli uomini? Dove sono? Dove gli uomini in ricerca, gli uomini modello di valori forti, significativi?
Chiudo i quaderni un po’ disorientata. Dalla copertina una guerriera coi capelli al vento mi strizza l’occhio, sorridendo.
Lucia Colopi
