Maestra, perché sei sempre allegra?

La voce degli alunni Rubriche

La domanda di Niccolò mi colpisce mentre sfilo il cappotto, tra l’inevitabile chiacchiericcio delle 8.15 in attesa che gli zaini dimenticati per scambiarsi le figurine tornino al loro posto, le penne glitterate, esibite con orgoglio, rientrino negli astucci e la consueta parata di bocche spalancate, per mostrare il desolante vuoto lasciato dall’ultimo dentino caduto, abbia fine…

Sorrido mentre mi abbasso per guardare Niccolò ma i suoi occhietti marroni da cucciolo, nel faccino arrossato dal freddo, sono tremendamente seri.

“Perché sei sempre allegra?”

“Non dovrei esserlo Nico?”

“Si…be’…non so”

Perché un bambino si stupisce dell’allegria di un adulto? Che facce abbiamo la mattina, prima di lasciarli a scuola, e la sera, quando rientriamo? Quali gli atteggiamenti, le parole con cui li disponiamo a cominciare la loro giornata?

È un argomento troppo ghiotto per lasciarlo cadere, per pensare alla lezione programmata, così mi metto in ascolto…

“I grandi sono sempre seri e annoiati” – afferma con sicurezza Laura – “guardano il telefonino e non ci ascoltano”.

“Non sono seri, sono arrabbiati”

“Sono stanchi e nervosi”, strillano tra di loro.

“E si dicono le parolacce….Per le bollette!” – aggiunge Marina, tra le cui mura domestiche si è probabilmente consumato un piccolo dramma, la cui responsabilità dubito sia imputabile unicamente al servizio ENEL…

“Però il mio papà quando torna la sera ride e mi fa gli scherzetti” interviene Luca, e i suoi occhietti azzurri sono tutto un luccicante sorriso nel visetto coperto di efelidi.

Sempre più mi rendo conto che noi adulti stiamo perdendo la capacità di sorridere, quasi che il modo di guardare alla vita e alle persone sia segnato da irritazione e da una rabbia interiore. Ripenso al biblico riso di Sara, capace di sorridere anche in situazioni impreviste, e penso che dovremmo metterci alla scuola del sorriso per imparare a reagire senza asprezze alle quotidiane difficoltà della vita. Non significa essere superficiali, o fingere che tutto vada bene, ma impedire che la fatica del quotidiano possa inquinare le relazioni con le persone che più amiamo, i figli, il coniuge. Significa allenarci a guardare al bello e al buono che ogni persona, ogni accadimento, ogni giornata può offrire, imparando a sorridere prima di tutto di noi stessi, accettandone le mancanze e i limiti.

Provo a spiegarlo ai bambini, rispondendo indirettamente alla domanda di Niccolò.

“Io penso che ognuno di noi abbia ogni giorno tanti motivi per essere triste o arrabbiato, ma anche tanti motivi per essere allegro. Dipende da cosa vogliamo guardare. Ad esempio oggi piove e fa freddo, vero? È tutto grigio… Eppure in questo grigio stamattina ho visto tante cose colorate … voi no?”

“Gli ombrellini!”. “Il cappotto rosso della maestra Rosa!” “I cartelloni sui muri della scuola!”

“Bravi! E poi la pioggia serve alle piante, ai semini che dormono sottoterra e devono bere tanto per esplodere in mille fiori a primavera! E’ questo il segreto per essere allegri…Pensare sempre alle cose belle, al buono che c’è in ogni giornata… e poi – aggiungo avvicinandomi a Niccolò- c’è una cosa oggi che è la più bella di tutte…”

“Cosa maestra?”

“Oggi, Nico, io dovevo incontrare te!”

Adesso le labbra sottili si distendono sul sorriso sdentato di Niccolò, il più bello del mondo!

Accarezzo lievemente la testolina bruna, i capelli fini fini tra le mie dita…

(Lucia Colopi)

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