Gli inizi sono sempre difficili

Parole rubate Rubriche

Gli inizi sono sempre difficili. Ricordo che mia madre mi mormorò queste parole una volta che ero a letto con la febbre. “I bambini si ammalano spesso, tesoro. Succede, ai bambini. Gli inizi sono sempre difficili. Presto starai bene” […]

“Gli inizi sono sempre difficili”. Non puoi inghiottire tutto il mondo in una volta sola. Ora lo ripeto a me stesso quando mi trovo di fronte a una nuova classe all’inizio dell’anno scolastico oppure sto per cominciare un nuovo libro o un articolo. Gli inizi sono sempre difficili.

(CHAIM POTOK, In principio, Garzanti, p. 9)

Iniziare, dare inizio, il principio… momenti ovvi ed essenziali del nostro esistere e del nostro operare eppure proprio l’inizio e, con esso, la fine sono segnati dalle maggiori difficoltà. Da piccoli ci si ammala spesso: è l’inizio del vivere… ma poi sempre nuovi inizi si presentano nella vita con sempre nuove difficoltà e, forse, malattie. Il mondo non può essere inghiottito tutto in una volta sola e così tante esperienze, tante situazioni, tanti legami, tante storie. Gli inizi richiedono pazienza e dedizione, ascolto e attesa. Ogni rapporto, ogni amore, ogni relazione ha i suoi inizi. Ogni esperienza, ogni lavoro, ogni compito ha i suoi inizi.

Il tempo dell’educazione, soprattutto, è anche sempre il tempo dell’inizio e, quindi, della difficoltà. Ci vuole coraggio per vivere gli inizi, quelli propri e degli altri. Ci vuole pazienza e voglia di attendere e aspettare. Apprendere questo evidente segreto della vita apre gli occhi e il cuore alla speranza e alla passione: evadere dalle difficoltà degli inizi, ignorare il loro dolore o tacitarne i sintomi, significa arrestare la crescita, fermare il tempo, rinunciare al compito arduo e stupendo del “cominciare” per “compiere”.

Guardare ai ragazzi, agli adolescenti, ai giovani come a coloro che sono agli inizi ci permette di ricordare, a noi e a loro, che gli inizi sono sempre difficili e, proprio per questo, sono sempre necessari. Il compito di educare e accompagnare, insegnare e orientare deve fare i conti con questo.

“Presto staranno bene” perché di inizio in inizio si impara ad assaporare la vita a bocconi, ad accogliere la lentezza e il tempo, a gustare l’attesa e la difficoltà e ogni difficoltà dell’inizio avrà il sapore del parto perché, seppure già nati, sempre occorre partorire di nuovo se stessi.

(Marco Manco)

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