Meravigliosa imperfezione

La voce degli alunni Rubriche

Ricordo l’ultimo giorno prima delle vacanze di Natale di quattro anni fa, in una scuola dell’infanzia genitori e rispettivi figli, orgogliosi della recita appena conclusa, si incamminano verso la sezione dei loro bambini per salutare le maestre prima delle feste e per scoprire e ricevere il tanto atteso lavoretto di Natale. Colpiva inevitabilmente la mia attenzione una mamma che, prendendo il lavoretto e guardandolo con sospetto, si avvicina al secchio e, gettandolo dentro, esclamò: “Questo non lo voglio, non è fatto da mio figlio”.

Immaginate lo sdegno delle mie colleghe e dei genitori testimoni del fatto. Effettivamente la decisione della mamma di cestinare in pochi secondi il lavoretto, soprattutto davanti agli occhi del figlio, ha colpito molto anche me, ma questo è stato un grande spunto per riflettere… quanto questo lavoretto era a “portata” del suo piccolo?

Pur non condividendo il modo, ho colto il gesto di questa mamma come l’urlo di un genitore che chiedeva semplicemente che suo figlio fosse trattato da “bambino” e, quindi, fosse rispettata anche la sua crescita, la sua “imperfezione” che non era presente in quel lavoretto.
E qui non può non esserci di aiuto la grande Maria Montessori che, fondando la sua pedagogia sulla libertà dell’allievo, ci ricorda che quello infantile è un periodo di enorme creatività, più precisamente creatività “spontanea”.
Mi è capitato molto spesso, durante il periodo di Avvento, di ascoltare sfoghi di colleghe in preda all’ansia proprio per le aspettative dei genitori e dell’immagine dell’istituto di cui fa parte il plesso, a volte si rendono conto che quel lavoretto non è alla portata dei loro bambini e quindi sono “costrette” a farlo loro, magari portandolo a casa per continuare a lavorarci nel fine settimana.

Ma tutto questo cosa scaturisce nel bambino? Si perde di vista, a mio avviso, il “vero bene” che è il bambino stesso rispettato nella sua natura e nei suoi tempi. Si rivelano preziose, quindi, le parole dello psicologo Vygotsky: “Non dobbiamo mai dimenticare che la legge basilare della creatività infantile ha il suo valore non nel risultato, nel prodotto della creazione, ma nel processo stesso. Non è importante ciò che i bambini creano, ma che loro creino, esercitino e allenino la loro immaginazione creativa”.

Tutti abbiamo bisogno di metterci alla prova, di sbagliare, di indovinare al primo colpo, di fallire e di vincere perché è proprio il “mentre” che ci fa crescere. Ma chi lo ha detto che uno “scarabocchio” apparentemente insensato agli occhi dell’adulto non sia un capolavoro agli occhi del bambino? Proprio per questo non bisogna provocare pressione e inutile ansia perché egli “non riesce” nella perfezione dell’adulto, perché le aspettative di un genitore e di un insegnante a volte sono superiori alle capacità del bambino che spesso ci rinuncia in partenza dicendo “Maestra io non lo so fare” oppure “Non sono capace” con quegli occhietti lucidi e insicuri… la cosa più bella per me è sedermi accanto a lui, aiutarlo e rassicurarlo costantemente per poi ammirare quel disegno meravigliosamente imperfetto e dirgli “Hai visto? Sei stato bravo, ce l’hai fatta!”.

Sarà forse perfetta questa meravigliosa imperfezione?

(Manuela Solitano)

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